ignMarisa Fotia Martino

Il Castello interiore

di santa Teresa d'Avila

 

Introduzione

Il libro delle Mansioni o Castello Interiore di Santa Teresa è considerato come la sua migliore opera.
In un colloquio con il p. Girolamo Graziano, parlando del libro della Vita, costui disse alla santa:

«Faccia memoria di quello che in esso ha scritto, aggiunga altre cose e ne componga un altro, trattando la materia in generale, senza nominare la persona interessata».

La santa obbedisce e scrive questo nuovo libro “Il Castello Interiore” è soddisfatta dello scritto e manifesta la sua preferenza al libro delle Mansioni più che al Libro della Vita, benché il libro della Vita sia per lei un vero gioiello, tuttavia il Castello Interiore è ancor più prezioso.
Il mandato di scrivere Le Mansioni le venne da tre parti: da padre Graziano, dal dottore Velázquez, e dall’ "orefice” maggiore, cioè Gesù Cristo stesso che, d’altra parte, è sempre stato il suo “libro vivo”.  
In quel periodo le condizioni di salute della Santa non erano buone.  La situazione dell'Ordine era di gran rischio e Teresa a Toledo si sentiva come in una prigione. Ma la forza di questa donna, priva di salute ed in mezzo a tante contraddizioni, costruisce questo suo castello con la forza di volontà.
La data, dell’inizio e fine dell’opera, è lei stessa che la indica:

«Incomincio questa obbedienza oggi, festa della SS. Trinità dell’anno 1577 a Toledo, in questo monastero di San Giuseppe del Carmine, ove attualmente mi trovo» (Prologo, 3).

E alla conclusione del libro:

«Questo scritto è stato terminato nel monastero di San Giuseppe di Avila l’anno 1577, vigilia di S. Andrea ,29 novembre, a gloria di Dio che vive e regna per tutti i secoli. Amen» (7M, conclusione 5).

Completò il libro in sei mesi e un paio di volte accenna a delle interruzioni nello scrivere:

«gli affari e la poca salute mi hanno interrotta sul più bello…» (4M 2,1).

E in un altro passo:

«sono già cinque mesi che ho cominciato questo lavoro; e siccome la mia testa non mi permette di rileggerlo, dev’essere un disordine completo, con alcune cose dette forse due volte» (5M 4, 1).

Ritorna sul suo manoscritto e finisce l'opera il 29 novembre.
Il libro autografo delle Mansioni si trova nel monastero delle carmelitane scalze di Siviglia dall’ottobre del 1618. Nel 1622 fu portato in processione per le vie di Siviglia in occasione dei festeggiamenti per la canonizzazione dell'autrice. L'ultima e più prolungata uscita del manoscritto è avvenuta a Roma nel 1961, dove fu debitamente restaurato. Tornò a Siviglia nel 1962 e lì è custodito in un pregevole reliquario.
Le prime destinatarie a cui Teresa si rivolge, sono le sue monache e poi ogni fedele cristiano, che per il battesimo è chiamato alla santità.
La santa ci guida nella visita al castello.

«Possiamo considerare la nostra anima come un castello fatto di un sol diamante o di un tersissimo cristallo, nel quale vi sono molte mansioni come molte ve ne sono in cielo (Gv 14,2). Del resto, sorelle, se ci pensiamo bene, che cos’è l’anima del giusto se non un paradiso, dove il Signore dice di prendere le sue delizie? (Prov 8,31)» (1M1,1).

Troviamo due protagonisti: Dio e l'anima umana. Il primo vive ed agisce, e si comunica interiormente. La seconda, come scenario e protagonista dell'avventura spirituale, collegata al divino per mezzo dell’orazione.
 Da qui germoglia l'idea, il concetto di "mansione”. Teresa divide la sua opera in sette Mansioni, (moradas):

«non si deve pensare che gli appartamenti siano pochi: ve ne sono a milioni” (2M 2,12),

e ancora

«Benché non si parli che di sette mansioni, ognuna di esse si suddivide in molte altre, collocate in basso, in alto e ai lati» (7M conclusione 3).

Prescindendo dalla comprensione del castello in cui si possono trovare, vedere, visitare e percorrere diverse stanze, sale, soggiorni e mansioni, è da tener sempre presente che lo scenario di questo cammino spirituale è l’anima, grandiosa e bellissima, ripartita in sette Mansioni.

 

L’orazione
Il tema o, ancor meglio, la realtà dell’orazione, è presente in tutto il Castello come filo conduttore.

«Per quanto io ne capisca, la porta per entrare in questo castello è l’orazione e la meditazione. Non sta più per la mentale che per la vocale, perché dove si ha orazione occorre che vi sia pure meditazione. Non chiamo infatti orazione quella di colui che non considera con chi parla, chi è che parla, cosa domanda e a chi domanda, benché muova molto le labbra» (1M 1,7).

 

Struttura del testo e conclusione
Il libro si divide in sette parti, o Mansioni, di cui ognuna ha vari capitoli, eccetto le seconde Mansioni, che ha un solo capitolo.
Le prime Mansioni (2 capitoli) sono le anime che hanno desideri di perfezione, ma sono ancora immerse nelle preoccupazioni del mondo, da cui devono fuggire cercando la solitudine.
Le seconde Mansioni (1 capitolo) sono per le anime che possiedono una grande determinazione di vivere in grazia e che si danno, pertanto, all’orazione e a qualche mortificazione, tuttavia tra molte tentazioni perché non vogliono lasciare del tutto il mondo.
Le terze Mansioni (2 capitoli) sono per le anime che esercitano le virtù e l’orazione, ma con un dissimulato amore per se stessi. Hanno bisogno di umiltà ed obbedienza.
Le quarte Mansioni (3 capitoli) sono per le anime che sono già all’inizio delle realtà "soprannaturali": l’orazione di quiete ed un principio di unione. I frutti non sono ancora stabili; le anime devono per ciò fuggire dal mondo e dalle occasioni.
Le quinte Mansioni (4 capitoli) sono già in piena vita mistica, con l’orazione di unione che è soprannaturale e che viene concessa da Dio come quando vuole, benché l'anima debba disporvisi. I veri segni di questa unione è che deve essere totale, che non manchi la certezza della presenza di Dio e che siano presenti tribolazioni e dolori in cui l'amore verso Dio sia messo alla prova. Qui è necessaria un’autentica fedeltà.
Le seste Mansioni (11 capitoli). Si giunge ad un’alta purificazione interiore dell'anima, e tra le grazie che le vengono concesse, del tutto soprannaturali, ci sono le locuzioni, estasi, ecc. È presente un forte zelo per la salvezza delle anime, che porta ad abbandonare la propria solitudine. È necessaria la contemplazione dell'umanità di Cristo per arrivare agli ultimi gradi della vita mistica.
Le settime Mansioni (4 capitoli) sono la vetta della vita spirituale, in cui si riceve la grazia del matrimonio spirituale ed un’intima comunicazione con la Trinità, da cui sgorga spontaneamente per l’anima una grande pace, rimanendone contemporaneamente attiva e contemplativa.
Una contemplazione che non è solo soggettiva, ma che trascende l’uomo stesso, facendolo dimenticare di se stesso per donarsi totalmente a Cristo e alla Chiesa” Nell’ entrare nelle varie mansioni lasciamoci  guidare da Teresa di Gesù, Dottore della Chiesa Universale
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