ignMarisa Fotia Martino

La comunione si fa comunità

Seconda parte:

Nel Risorto noi possiamo incontrarci

 

 L’amore  per noi cristiani è Dio stesso , è  la sua presenza. Solo quando c’è la presenza di Dio si accen­de l’amore. L’amore è anzitutto un dono.
 È Qualcuno, non qualcosa. Dio è amore, questa è la Rivelazione, e la Chiesa è l’umanità che l’accoglie. Solo nella misura in cui accoglie questo amore può essere per il mondo manifestazione. Infatti nella Pentecoste c’è sì l’epifania della Chiesa, la sua manifesta­zione, la sua missione, però c’è anzitutto il dono dell’amore. Il nostro vivere è il segno dell’accoglienza dell’amore che viene da Dio e dall’azione del suo Santo Spirito. Sempre nella lettera agli Efesini, Paolo dice: «Cercate di conservare, per mezzo della pace che vi unisce, quell’unità che viene dallo Spirito Santo».

Nell’amore vicendevole emerge l’esperienza di una comunità dinamica.
 “Erano soliti, erano assidui”,  non  un caso, un attimo ma è nell’assiduità che si vive l’amore , è nella continuità che  si esprime l’amore.  Una nota canzone dice: Amatevi come fratelli, come io ho amato voi/ Avrete la mia gioia/ che nessuno vi toglierà/ Vivete insieme uniti/ come il padre è unito a me/ Avrete la mia vita/ se l’amore sarà con voi.
 Esaminiamo ancora questo vivere insieme : “Erano assidui  nell’ascolto”; quindi non c’è assiduità se non c’è parola, se non c’è incontro nella fede. Se noi abbiamo fede, dice Gesù, “quanto un granello di senape, trasporteremo i monti” (cf Mt 17, 20),  dobbiamo affidarci a Dio. Se abbiamo fede, non possiamo essere pessimisti e dire , niente va per il verso giusto, tutto va male Tutto, invece, sta ricominciando e incomincia se abbiamo  fede. C'era, l'assiduità nello spezzare il pane . Tutto ha inizio  dall’ Eucarestia.

Siamo molti in un solo corpo”.
  Notiamo l’unione  tra la mensa eucaristica e la mensa umana. La mensa è segno di fraternità  e  per questo Dio la ha scelta  come Sacramento  che però diventa Sacramento vivente nella realtà della vita, Mensa della famiglia ,mensa Eucaristica per tutto il popolo di Dio. Ecco perché gli Apostoli mangiavano insieme il pane eucaristico e poi condividevano l’esistenza, i bisogni  dei fratelli.
La Liturgia è la celebrazione della comunità , la comunità è il popolo che nasce nella fede e si ritrova nello Spi­rito. che vivendo nell’unità si fa segno  d’amore negli uomini. Gli Atti parlano della “simpatia” che i credenti godevano. Essa non è affettività, ma riconoscimento. Ci riconosciamo  quando  manifestiamo Dio e manifestiamo Dio solo se amiamo. Gli uomini vogliono essere incontrati. Ecco cosa vuol dire che la Chiesa  è segno di Dio, è segno del suo amore, e fa “comunione”.
Nel Vangelo  di Giovanni (17,21)  leggiamo :«Padre che tutti siano una cosa sola; come  Tu sei in me ed io in te, anch’essi siano una sola cosa, perché il mondo veda che tu mi hai mandato». Il mondo crederà solo se mostreremo amore. Dio non si dimostra, ma si mostra: quando gli uomini sono capaci  diincontrarsi nell’amore, rompendo tutte le barriere, quando sono capaci di “accogliersi” non di aggredirsi, allora veramente c’è il segno di Cristo manifestato.
Nella sua prima lettera, poi, Giovanni (4,12) dice: «Dio non l’ha vi­sto mai nessuno, però se ci amiamo gli uni e gli altri, egli è presente in noi». E ancora: «Chi vive nell’amore è unito a Dio e Dio è presente in lui» (4,16). Da questo scaturisce  tre punti importanti su cui dobbiamo meditare:  la Preghiera, la Povertà, la Liberazione.
La Chiesa è innanzitutto l’umanità che accoglie l’amore, che deve viverne l’esperienza per essere amore. È nella Penteco­ste, infatti, dono dell’Amore, che essa ha la sua epifania e anche la sua missione. Accogliendo lo Spirito di Dio, l’amore di Dio, saremo capaci di ama­re e manifesteremo Cristo ai fratelli.

Dobbiamo rimeditare quanto dice il Vangelo (Gv 17, 17-21). Gesù, nel discorso sacerdotale, vede l’unità degli uomini e prega: «Padre, che siano tutti una sola cosa come Tu sei in me ed io in te, anch’essi siano in noi, così il mondo crederà che tu mi hai mandato», e conclude: «Fa’ che appartengano a te». Il segno dell’unità fra di noi è “stare”:  con lui che è l’Amore.. «Fa’ che appartengano a te mediante la verità, la tua parola è verità, con­sacrali nella verità».

La verità dell’uomo è quando l’uomo è accoglienza.
Se nella Chiesa manca l’accoglienza ,nasce la crisi lo sfaldamento della Chiesa. Parliamo di  “accoglienza” in sen­so globale, innanzitutto come ascolto: perché ci sia l’ascolto degli altri, ci deve essere l’ascolto di Dio. Se  manca la preghiera, preghiera come ascolto di Dio, come accoglienza di Dio, non accoglieremo gli altri. Questa è la vera crisi di oggi: il non avere “comunione”, ed è la po­vertà più radicale, cui dobbiamo rispondere ai fratelli ritornando alla Pa­rola di Dio. Il peccato originale  è  l’uomo che vuole raggiungere l’asso­luto e quindi, presuntuoso, non ha fede, non cammina nella Parola di Dio, presume e poi si dispera e quindi aggredisce. Ecco perché c’è crisi di preghiera.
Nelle Confessioni S. Agostino così si esprime : «Di mio ho solo il mio peccato, tutto il resto è dono del Padre». Non è certo una visione pessimistica. In fondo vuol dire che noi rischiamo  di respingere i doni o di renderli sterili. È la fede che ci fa camminare accogliendo Dio.
Oggi c’è crisi di gioia nel mondo perché non accettiamo più la croce come segno di Dio nel nostro cammino uma­no. Giacomo (4, 1-2)  dice : «Da dove vengono le lotte ed i contrasti che ci sono tra voi? Vengono dalle pas­sioni che continuamente si agitano e combattono dentro di voi. Voi deside­rate qualcosa e, se non potete averla, allora siete pronti ad uccidere». Ecco la nostra insoddisfazione: la non accettazione di noi porta alla distruzione dell’altro. Se invece noi accettiamo la nostra vita e l’accogliamo come dono del Padre e sappiamo che Dio cammina con noi, pur nella nostra miseria, al­lora possiamo dare. Se accogliamo il dono della vita, anche quando saremo provati, allo­ra vivremo la speranza che non porta delusioni. Dio ha messo il suo amo­re nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci ha dato (cf Rm 5, 5) : se accoglieremo il Signore, accoglieremo gli altri, accoglieremo noi stessi.
La povertà è il vero segno di credibilità della Chiesa cioè dell’essere diversa, del mostrarsi itinerante, libera e ricca solo del suo Signore. La povertà  è un’attitudine cristiana, un atteggiamento , il Vangelo a tale riguardo dice chiaramente che il Regno di Dio si manifesta ai poveri, a coloro che hanno e si fanno un’ani­ma da poveri, a chi si pone in continua ricerca di Lui (cf Mt 5,3; 11,25s; 13, 11). Il Salmo dice: «Di te ha sete l’anima mia, a te anela la mia carne come terra senza acqua, così io cerco te» (cf Sal. 62).

Guai a chi si sente arrivato e pensa di aver raggiunto la meta!
Noi dobbiamo abbattere ogni sicurezza, ogni senso di superiorità,  essere poveri significa vivere  il nostro quotidiano aperto  all’azione di Dio, non fondarsi sulle nostre sicurezze.
La Chiesa è povera non quando si ferma perché “non ha” o perché non può , ma è povera “quando tutto può in Colui che le dona forza” (cf Fil
e, come Lui, prendendo la forma di “serva” cammina spedita per il mondo “senza borsa, bisaccia, calzari” (Le 10,4).
La Chiesa è vera ed è valida solo se è “servizio”. Tre verbi per coniugare la teologia del servizio : «si alzò da tavola», «depose le vesti», «si cinse un asciugatoio».  Allora saremo liberi, la liberazione cristiana non è settoriale, non è riducibile sol­tanto alla crescita di alcuni aspetti dell’uomo, ma è integrale; tocca la ra­dice dell’uomo, il suo profondo, investe la totalità del suo essere, il senso di tutta la sua storia, dell’essere con gli altri e la sua vocazione sopranna­turale.
Se l’uomo non sarà capace di amare — e ciò è possibile solo nello Spirito di Dio — la giustizia resterà sempre un discorso vano, una chime­ra illusoria, oppure ci ridurrà alla crescita delle cose dell’uomo che schia­vizzano e dividono per l’incontrollabile gioco del possesso.
Quando, invece, la giustizia sarà l’amore, allora l’uomo incontrerà l’altro uomo e sarà signore delle cose, perché ne sarà libero dal di dentro ed utilizzerà tutto senza asservirsi a niente. La giustizia vera si compie solo nell’amore. Questo non si contrappo­ne ad essa, ma l’anima, la spinge, cristianamente la significa. «Non abbia­te alcun debito con nessuno — dice la Parola di Dio — se non quello di un amore vicendevole» (Rm 13, 8) perché tutto si riassume nell’Amore (cf Gal 5, 14).
La verità si vive nella carità (cf Ef 4, 15). La nostra presenza è l’amore, incontrare l’uomo, fermarsi di fronte ad ogni uomo, donarsi l’un l’altro.

 

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