ignMarisa Fotia Martino

La comunione si fa comunità

Prima parte

 

“Io ti guardo, Tu mi guardi “ Silenzio, ascolto.
La preghiera è ascolto. Non è tanto quello che noi diciamo a Dio, quanto quello che Dio dice a noi.
Oggi abbiamo la necessità di riscoprire nella Chiesa il silenzio come ascolto, come liberazione di una certa pretesa di inquadrare tutte le cose.  In questo nostro tempo ci perdiamo nel voler fare tutto, parlare di tutto ,essere i primi. Cadiamo facilmente nella mormorazione ,nel volere cioè scavare nelle cose, vogliamo chiarire per far valere la nostra idea. Spes­so  ci perdiamo nella cronaca dei fatti o nella razionalizzazione di essi e non andiamo al mistero, al profondo, non sappiamo vedere Dio.. Non sappiamo fare silenzio.
La preghiera è lo sguardo di Dio su tutto, esemplifica chiarificando. Nella preghiera, secondo una felice intuizione di Pascal, «tutte le cose, anche le più piccole diventano grandi e le più difficili facili».
S. Giovanni Crisostomo diceva: «Chi prega ha le mani sul timone della storia».
Il silenzio del cuore  ci pone di fronte alla Parola di Dio.
Il popolo di Dio è Chiesa, nel suo miste­ro interiore, nella sua stessa vita che è comunione,  cioè àgape.   Vivere nella e per la Chiesa  significa mostrare amore e unità. Tutta la Rivelazione e il Magistero ci dicono che la Chiesa è l’epifania dell’amore del Padre.
Il Concilio Vaticano II, nella “Lumen Gentium” ha definito la Chiesa: “Sacramento” cioè segno, visibilità, manifestazione, epifania; rende visibile il mistero  di  Dio cioè del rapporto d’amore col Padre,  da cui discende ogni rapporto tra noi e dell’unione tra gli uomini cf LG I). La Chiesa è segno  di speranza dell’essere, del mondo, come  la verità dell’essere, il senso del vivere è l’amore, perché l’amore è  Dio stesso.
La Chiesa nasce dalla fede, cioè dall’accoglienza di Dio, della sua Pa­rola. La fede è la Parola “accolta”. I Sacramenti sono poi la Pasqua del  Signore sempre vivo in mezzo a noi , perché Dio è amore.  Ma la Chiesa non è solo accoglienza della Parola o celebrazione dell’avvenimento della Pasqua, è infine compimento, testimonianza di Cristo. Tale compimento è la carità, la koinonia.
Noi siamo il segno di Gesù Cristo nel mondo. La Chiesa, in ognuno di noi, è il Sacramento di Ge­sù nel mondo. Siamo la sua manifestazione.
Paolo definisce la Chiesa come il Corpo di Cristo. Che cosa significa?
Che cos’è il corpo?  Vediamo il riferimento umano. Noi uomini non abbiamo un corpo, ma siamo anche un corpo. Il corpo è manifestazione dello spirito, lo rende espressi­vo, presente, agente, lo rapporta con l’esterno, agli altri.
In questo vediamo la Chiesa, Corpo di Cristo. Come il corpo è ma­nifestazione dello spirito, della persona, del cuore, della interiorità, così la Chiesa, Corpo di Cristo, attraverso il suo porsi nella storia, la sua visi­bilità, è sempre manifestazione di Cristo. La fede che è la parola accolta, celebrata nei sacramenti, è attuata nella vita e compiuta nella “comunio­ne”. Ed è questo il senso terminale della Chiesa: essere comunione.
Qui siamo veramente nel cuore dell’annunzio nella Scrittura: «que­ste dunque le tre cose che ci rimangono : la fede, la speranza, la carità, ma di tutte più grande è la carità» (1 Cor 13,13). L’Àgape  è Dio stesso.  È Dio che si dona, Dio che si apre.
 La Chiesa è come un riflesso della Trinità, cioè la pluralità nell’unità: “Molti, uno”. E noi siamo in questo dialogo, in questo incontro, in que­sta circolazione misteriosa di vita, che è al di là del visibile.
Nella Liber Pastoralis un’espressione nella quale si vede la definizione della Chiesa come segno dell’amore, della comunione. «Cristo ha fondato la sua Chiesa e l’ha intimamente unita a sé mediante il suo Spirito, in maniera così stretta da renderla  “suo corpo”, segno efficace della sua presenza nel mondo».
Nella “Mistici Corporis ”, un’enciclica di Pio XII è detto : «È dunque necessario
assuefarsi a riconoscere nella Chiesa lo stesso Cristo. È infatti Cristo che nella sua
Chiesa vive, per  mezzo di lei insegna, governa e comunica la santità, ed è Cristo che in  
molteplici forme si manifesta nelle varie membra della sua comunità».                                 
Quindi in ogni comunità cristiana, se è autentica, sia piccola che grande, sia povera o dispersa, comunque vogliate, c’è prima di tutto la comunione con tutta la Chiesa, c’è dovunque Gesù Cristo realmente presente attraverso la parola, il sacramento, la testimonianza, la carità ma soprattutto attraverso la sua stessa vita di comunità.
 
La comunità è l’essere Chiesa, La misura di verità della Chiesa sta nell’amore e il suo segno autentico sta nell’unità.                                                                                                                                
Lettera agli Efesini 4, 1 -6 : «Fate in modo che la vostra vita sia degna della vocazione che avete ricevuto». Qual è la vocazione, cioè a che cosa noi siamo stati chiamati? La Chiesa nasce dall’amore e lo manifesta.
 Questa è la vocazione, la vocazione dell’unità che viene dallo Spirito di Dio. «Uno solo è il corpo, uno solo lo Spirito, una sola è la fede» (cf ib. 4-5).Questo motivo è ripreso in tutta la riflessione paolina. Per esempio ai Colossesi (3, 14) dice chiaramente: «Al di sopra di tutt vuol dire come vertice e come consumazione, ed è molto importante come limpidezza per la Chiesa che ci sia l’amore, perché è soltanto l’amore che rende uniti».           
Vediamo alcuni testi dal libro degli Atti  dove troviamo gli elementi della prima Chiesa. Che dovrebbero come vivere nell’oggi. Ecco tre testi dal libro degli Atti: 2, 42-48; 4, 32-35; 5, 12-16. 5 5: la Chiesa) ascoltavano con assiduità l’insegnamento degli  apostoli, vivevano insieme, stavano insieme, fraternamente, partecipavano alla  cena  del Signore e pregavano insieme».
Notiamo  quante volte appare la parola insieme.
“Dio faceva molti miracoli e prodigi per mezzo degli Apostoli, per questo ognuno era preso da timore. Tutti i credenti vivevano insieme e mettevano in comune tutto quello che possedevano. Vendevano le loro e i loro beni, distribuivano i soldi a tutti secondo la necessità di  tutti”. Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio, spezzavano il pane  nelle case e mangiavano con gioia e semplicità di cuore. Lodavano Dio  ed erano benvoluti da tutta la gente, godevano simpatia da tutta  la gente  e di giorno in giorno il Signore faceva crescere la comunità con  quelli che giungevano a salvezza».
 Lo stesso motivo è ripreso al c. 4, 32-35, dove Luca si esprime così:
con cuore unito) e quelli che possedevano qualcosa non la consideravano come propria, ma tutto quello che avevano lo mettevano insieme. Gli  apostoli annunziavano con convinzione e forza che il Signore era risuscitato
       Dìo li sosteneva con la sua grazia. Tra i credenti nessuno mancava del necessario  perché quelli che possedevano campi o case li vendevano e i soldi      ricavati li mettevano a disposizione di tutti, li consegnavano agli apostoli e poi venivano distribuiti a ciascuno, secondo le sue necessità». Ancora al c. 5, 12-16, è lo stesso motivo,”.«I credenti si riunivano di solito sotto il portico di Salomone. Nessun altro osava unirsi a loro, eppure il popolo aveva grande stima di loro. La comunità cresceva sempre di più, perché aumentava il numero di uomini e di donne che credevano nel Signore. I malati venivano portati persino nelle piazze, li mettevano sui giacigli e sulle barelle per fare in modo che Pietro, passando, li potesse sfiorare almeno con l’ombra del suo corpo. Molta gente accorreva da villaggi vicini a Gerusalemme, portavano i ma­lati e quelli che erano tormentati da spiriti malvagi e tutti quanti veniva­no guariti”. 'Ecco la riflessione: la Chiesa è l’espressione del Risorto. Cristo risor­to è la vittoria sulla morte, su tutte le barriere.

 

 

 

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