no fotoCettina Repaci

Introduzione a S. Teresa d'Avila

 

 

terda Ho ritenuto opportuno offrirvi alcune notizie sulla vita e sulla spiritualità di santa Teresa d’Avila, pensando soprattutto a quelli che frequentano da poco il nostro terz’ordine e che forse conoscono questa santa solo di nome.
Nel corso dell’anno alcune consorelle ci presenteranno delle tematiche specifiche della sua dottrina; abbiamo selezionato tre argomenti: Teresa d’Avila e l’Eucaristia; Teresa insegna a pregare; santa Teresa e la Chiesa.
Prima di entrare nel vivo della sua dottrina, è bene rinfrescarci dunque la memoria sulla sua vita e le sue opere, così non giungiamo impreparati agli argomenti che saranno trattati.
Vi ricordo che santa Teresa fa parte del programma di quest’anno in vista del quinto centenario della sua nascita che cade nel 2015. I nostri padri carmelitani si sono mossi molto per tempo, penso perchè lo studio di questa importantissima santa possa essere completato per quell’anno. Non è facile infatti l’approccio con la sua spiritualità e la sua dottrina; tra l’altro ella ha scritto moltissimo, sollecitata dai suoi confessori e padri spirituali che la spingevano a mettere per iscritto tutti i suoi pensieri e la sue meditazioni. 
Oltre che Il libro della mia vita, le opere più importanti sono Il cammino di perfezione, Il castello interiore, I fioretti, I pensieri, Le fondazioni, opere che, oltre a notizie di ordine storico, contengono una dottrina che abbraccia tutta la vita dell’anima, dai primi passi fino all’intimità con Dio, sulla stessa linea di quella del Carmelo che l’ha preceduta e che lei ha arricchito in modo notevole.
E’ evidente che è impossibile leggere tutte le sue opere in poco tempo; intanto consiglio, a chi non l’abbia già, di comprare il “Libro della mia vita”, prima ancora di addentrarsi nello studio dei testi più difficili come Il cammino di perfezione o Il castello interiore, ecc. La sua autobiografia  non è proprio semplice da leggere, ma vi consentirebbe di conoscerla un po’ più da vicino.
Santa Teresa è una delle sante più importanti e rappresentative per l’Ordine carmelitano e per la Chiesa tutta, perchè è stata una grande mistica, una grande contemplativa, perchè ha attuato una Riforma all’interno dell’ordine carmelitano nell’intento di combattere una certa rilassatezza di costumi che stava dilagando all’interno dei monasteri per ritornare ai principi contenuti nella formula vitae consegnata da sant’Alberto ai fratelli eremiti del monte Carmelo; e ancora, per i suoi scritti, ricchi di dottrina e di insegnamenti, per  cui, nel 1970 è stata dichiarata da papa Paolo VI  dottore della Chiesa.
 Quest’anno abbiamo partecipato ad un Convegno a Bari sul Cammino di perfezione, uno dei testi più conosciuti, importantissimo per i carmelitani perchè in esso Teresa si rivolge alle suore del Monastero di San Giuseppe, ma è evidente che anche noi, che facciamo parte dell’Ordine carmelitano non faremmo male a seguire i suoi consigli, per insegnare loro come raggiungere la perfezione, ossia il rapporto intimo con Dio che è la Perfezione assoluta.
Qui, nel nostro terz’ordine, alcuni di noi hanno cominciato un cammino di studio insieme a padre Carmelo e fra Francesco per leggere piano piano Il cammino di perfezione, studiarlo, meditarlo, per migliorare un po’ la nostra spiritualità. Mi piacerebbe che tutti potessero essere partecipi di questa esperienza, così ho chiesto a Mimmo Zampogna di relazionarci ogni due o tre mesi su quello che diciamo e impariamo negli incontri programmati, in forma semplice e comprensibile per tutti. Mimmo ha aderito molto volentieri perchè si è già appassionato a santa Teresa.
Voglio anticiparvi soltanto un  pensiero di santa Teresa.
Sono tre le strade che ognuno di noi deve  percorrere se vuole raggiungere la perfezione nell’orazione, cioè nella preghiera, che, come dice la Regola, deve essere incessante; bisogna cioè pregare sempre, in ogni momento della nostra giornata, qualunque cosa stiamo facendo, e meditare giorno e notte. Di queste strade, la prima è l’amore reciproco, la seconda il distacco da tutte le cose, la terza, che poi è la più importante, l’umiltà del cuore, la virtù principale che abbraccia tutte le altre.
Soltanto la pratica dell’orazione e della meditazione può aiutarci a chiudere le porte del mondo esterno a tutti i pensieri che affollano la nostra mente; una volta creato intorno e dentro di noi il silenzio, allora forse piano piano riusciremo a sentire la voce di Gesù. La valorizzazione della preghiera nella vita cristiana è una caratteristica propria della spiritualità carmelitana; e santa Teresa d’Avila, con il suo carisma e la sua esperienza ha portato una grande ricchezza all’ordine carmelitano, la ricchezza della preghiera intesa come spina dorsale dell’esperienza cristiana; preghiera che non sia un cumulo di pratiche o di devozioni o di parole  vuote, ma profonda esperienza spirituale; la preghiera, dice Teresa, è un affettuoso intrattenersi con colui dal quale ci sappiamo amati.
Capite bene da questo piccolo cenno quanto possa essere difficile seguire i suoi insegnamenti, difficile ma non impossibile. Non ci dobbiamo spaventare; ognuno di noi, per quel poco che avrà avuto la fortuna di imparare, avrà acquistato qualcosa in più per la propria vita.
Ma parliamo ora un po’ della vita di santa Teresa.
Nasce ad Avila in Spagna nel 1515 da una famiglia nobile e benestante; il padre, un ebreo convertito al cristianesimo, sposa in seconde nozze la madre di Teresa, Beatrice de Ahumeda, che aveva appena 13 anni e che avrà ben 12 figli; Teresa è la prima femmina dopo due maschi e cresce circondata dall’affetto della sua numerosa famiglia, abbastanza serena pur avendo perso a soli 12 anni la madre, indebolita dalle tante gravidanze e sempre gravemente inferma..
Teresa è molto vivace, estroversa, a volte ribelle; è molto bella e veste sempre in modo elegante e raffinato, ammirata da tutti per la sua intelligenza e sensibilità. Nonostante ciò, è spesso insoddisfatta della propria vita e le si affaccia alla mente l’idea di farsi suora perchè non era per nulla attirata dal matrimonio. Sotto l’influenza della madre ma anche del padre aveva letto molte biografie di santi e di martiri ed era rimasta affascinata dai loro profondi ideali ascetici. Forse per questo scappa da casa un paio di volte per entrare in convento, seguita in questo da uno dei fratelli.
La morte prematura della madre, le sue sofferenze possono  aver condizionato le scelte di Teresa, così come il suo carattere ribelle e l’incapacità di tollerare l’autorità degli altri, e tanto meno quella del padre che cercava in ogni modo di frenare l’impulsività della figlia e di tenerla lontana dai monasteri.
Arrivata a 19 anni, Teresa di nascosto e contro il volere del padre, decide di abbandonare ogni ricchezza, ogni agio, per dedicare la sua vita al Signore e si presenta alle porte del monastero delle carmelitane ad Avila.
E’ piena di amore per il Signore, ha capito che l’insoddisfazione che prova dentro di sè può essere placata soltanto con quell’acqua viva di cui un giorno aveva parlato Gesù con la Samaritana. Lei stessa racconta nella Vita che aveva in camera sua un quadro raffigurante l’episodio del Vangelo e che spesso supplicava il Signore di darle di quell’acqua. Decide dunque di andare in cerca di quell’acqua.
Da questo momento comincia per lei un lento processo di riflessione e di maturazione spirituale che durerà circa vent’anni, intervallato da gravi malattie fisiche (nel 1541 rischiò persino di morire), da momenti di crisi profonda perchè se da un lato sentiva imperioso l’amore di Dio che la chiamava a sè, dall’altro si sentiva attratta dal piacere di essere ammirata, di essere al centro dell’attenzione dei numerosi visitatori che si recavano al convento per conversare con lei, attratti dalla sua bellezza e dalla sua intelligenza, oltre che dalla sua capacità di sostenere dotte conversazioni. Favorita dalla sua intelligenza e dalla sua formazione culturale e spirituale, Teresa trascorreva infatti lunghi periodi leggendo e approfondendo testi sacri e biblici, conversando con grandi maestri di teologia e di spiritualità, dedicandosi ad un’intensa disciplina ascetica e alla meditazione contemplativa.
E’ un cammino lungo e faticoso quello intrapreso da Teresa; nel 1554, la lettura delle Confessioni di sant’Agostino la rende consapevole di non essere del tutto fedele a Dio e di essere ancora attratta dal mondo esterno. Ma non demorde; l’amore di Dio è più forte di ogni altra cosa e, durante il periodo quaresimale, di fronte a una statua del Cristo in croce ricoperto di piaghe, ella  supplica la grazia di iniziare una vita nuova. E così sarà; ha la sua prima estasi, e da quel momento lo sguardo di Gesù non l’abbandonerà più, di giorno e di notte, perfino nei sogni. Le estasi, le visioni, che lei stessa racconta, dureranno ininterrottamente per due anni; alla fine del 1559 dice di essere convinta fermamente che Gesù le si presenti in forma corporea, anche se invisibile, perchè ne avverte la presenza quasi fisicamente.
Se la vita di Teresa è colma dell’amore verso Dio e si svolge nella ricerca assidua di una sempre maggiore adesione a Lui, altrettanto si può dire avvenga nei confronti di Maria, madre di Dio, la cui splendida immagine si ricompone come in un mosaico attraverso l’esperienza di Teresa.
La Vergine appare tra i ricordi più importanti della sua fanciullezza; dalla devozione che le inculca la madre e che attua con la recita del Rosario, alla preghiera rivolta alla Vergine dopo la morte della madre, di volere essere Lei adesso a farle da madre. La sua devozione è assoluta perchè sa che non vi è cosa che lei ha chiesto alla Vergine, che non le sia stata concessa. E la Vergine fa parte anch’essa delle esperienze mistiche di Teresa; vengono vissuti misticamente i momenti più salienti della vita della Vergine; dall’annunciazione, all’incarnazione, alla presentazione al tempio, alla fuga in Egitto, alla sofferenza della passione e alla gioia della resurrezione. Sentite cosa scrive: Appena risorto si era mostrato a nostra Signora, perchè ne aveva gran bisogno.........e stette con lei molto tempo, essendo ciò necessario per consolarla.
Non ci deve meravigliare questo amore profondo per la vergine Maria perchè esso è parte integrante della spiritualità carmelitana e negli scritti di Teresa il nome dell’Ordine appare sempre assieme a quello della vergine, Signora, Patrona, Madre, Sorella. Secondo Teresa nell’Ordine tutto è mariano, l’abito, la regola, le case. Scrive, con allusione implicita alla Vergine: Tutte noi che portiamo questo abito del Carmine siamo portate all’orazione e alla contemplazione, perchè in ciò è la nostra origine e  siamo progenie di quei santi padri del monte Carmelo che in così grande solitudine e nel totale disprezzo del mondo cercavano questo tesoro(Maria), questa preziosa perla di cui parliamo.
  Ed ancora rivolta alle sue suore: Sorelle, piaccia a nostro Signore cbe noi conduciamo una vita da vere figlie della Vergine e osserviamo la nostra professione; cosicchè, figlie mie, se siamo tutte figlie della Vergine e siamo sorelle, procuriamo di amarci molto tra di noi.
Queste parole dimostrano come Teresa abbia vissuto la tradizione mariana del Carmelo integralmente e l’abbia arricchita con la sua esperienza mistica, con la sua devozione. Per la carmelitana, la Vergine è modello di adesione a Cristo; per ciascun monastero è la madre che con la sua presenza accresce il senso di intimità e di famiglia, sostenendo tutti nel cammino della vita spirituale.
Un accenno, solo un accenno, per concludere questa breve carrellata, alla riforma attuata da santa Teresa all’interno dell’ordine carmelitano. L’idea della riforma nasce dopo la crisi spirituale del 1554 cui ho già accennato, perchè inizialmente anche lei si era lasciata trascinare dalla superficialità e dalla trascuratezza con cui si viveva la regola all’interno del monastero dell’Incarnazione, per cercare di restituire l’Ordine all’antica povertà dei frati eremiti del monte Carmelo. Lei intende ripristinare due elementi della regola che erano praticamente stati dimenticati: la solitudine e la comunità, in simbiosi tra di loro. La solitudine della comunità intesa come osservanza scrupolosa della clausura; solitudine delle religiose come osservanza scrupolosa delle regole di povertà, di rinuncia ad ogni bene personale, obbedienza, disciplina della flagellazione. Sotto la guida di un suo confessore e guida spirituale, Pietro d’Alcantara, si convince a dare una forma visibile delle sue idee e a fondare un monastero per suore cormelitane, cancellando così la trascuratezza che aveva trovato ad Avila e negli altri monasteri che aveva visitato. Nel 1560 Teresa realizzò concretamente la nuova regola, raccolta in una Costituzione, nel monastero di San Giuseppe e cinque anni più tardi ebbe il permesso di moltiplicare i suoi monasteri. Certo non fu facile la vita per il nuovo Ordine, ostacolato dalle autorità ecclesiastiche e anche da quelle civili; soprattutto l’idea di povertà non era molto apprezzata; Teresa subì persino processi da parte dell’Inquisizione che non capiva bene quale era il vero intendimento di Teresa. Diciamo che in queste occasioni Teresa ebbe modo di far conoscere a tutti la sua abilità e intelligenza e riuscì a fare accettare la sua regola anche se pesantemente corretta; nel 1581 il nuovo Ordine carmelitano, che ella chiamò degli Scalzi, si separò ufficialmente dall’ordine tradizionale. Teresa scrisse in quell’occasione: ora Scalzi e Calzati siamo tutti in pace e niente ci impedisce di servire il Signore.
Teresa muore nella notte tra il 14 1 il 15 ottobre del 1582; nel 1614 venne beatificata da papa Paolo V e santificata nel 1622 da Gregorio XV.
Nel 1617 il parlamento spagnolo la proclamò Patrona della Spagna.

 

 

 

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