no fotoCettina Repaci

Il Carmelo è preghiera

 

 

Il modo più semplice e naturale che noi tutti conosciamo è quello di recitare le preghiere che abbiamo imparato a conoscere attraverso la lettura dei vangeli.
Quando vogliamo rivolgerci a Dio, re dell’universo e Signore del cielo e della terra, lo facciamo con la preghiera che Gesù stesso ci ha insegnato. Leggiamo, infatti, in Luca, al cap. 11 che, ai discepoli che gli chiedevano: Signore, insegnaci a pregare, Gesù rispose: “Quando pregate, dite: .Padre nostro, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno”. Così, quando la nostra invocazione sale verso la Vergine Maria, lo facciamo con le parole con le quali l’angelo Gabriele Le si rivolse al momento dell’annunciazione: Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, per continuare poi con quelle che l’evangelista Luca, sempre al cap.1, mette in bocca ad Elisabetta: benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo. Due preghiere che sono divenute parte integrante della nostra vita e che, messe insieme, creano il Rosario.
La parola Rosario significa “Corona di rose” e, ogni volta che si dice Ave Maria è come se si donasse alla Vergine Maria una bella rosa; con ogni Rosario completo Le si dona una corona di rose.
Il Rosario è chiamato “Salterio della beatissima Vergine Maria” ed è il modo più facile e alla portata di tutti, di lodare la beatissima Vergine ripetendo il saluto dell’Angelo per 150 volte, quanti sono i salmi del Salterio, cioè del testo completo che comprende tutti i Salmi,  interponendo ad ogni decina, la preghiera del Signore; glorificando alla fine la ss. Trinità con il Gloria. Così noi meditiamo l’intera vita di Gesù.
Certo bisogna saper pregare; e come si impara a pregare ce lo ha insegnato benissimo quest’anno S. Teresa d’Avila ( ce lo illustrerà a fondo Rosella mercoledì 30 aprile); io intanto vi dò un piccolo anticipo.
Dice Teresa d’Avila: a pregare si impara pregando, come a camminare si impara camminando. E chi può dire il contrario?
Ho pensato che sarebbe stato interessante approfondire la storia della nascita del Rosario, come si è evoluto ed anche modificato nel corso dei secoli, per essere ancora più consapevoli di quello che facciamo e diciamo quando lo recitiamo.
Il Rosario è per sua natura una preghiera orientata alla pace, perchè recitandolo noi contempliamo Cristo, principe della pace e nostra pace. Spesso ci capita di sentire recitare il Rosario precipitosamente, con le Ave Maria che si succedono senza alcuna pausa, quasi meccanicamente. La recita del Rosario esige un ritmo tranquillo; solo così esso esercita su chi prega un’azione pacificante che lo dispone a ricevere nel profondo del suo cuore, e a diffonderla intorno a sè, quella pace che è dono speciale di Cristo risorto. Non solo, il ritmo lento e quasi pensoso di chi prega con il Rosario, favorisce la meditazione dei Misteri della vita di Cristo, visti attraverso il cuore di Colei che al Signore fu più vicina, come ha detto in una lettera apostolica il papa Paolo VI.
Con il Rosario meditiamo infatti i “Misteri” della gioia, del dolore, della gloria di Gesù e di Maria. A questi si sono aggiunti nel 2002, con la lettera apostolica Rosarium  Virginis Mariae di Giovanni Paoli II, anche i misteri luminosi o della luce, che vogliono richiamare l’attenzione sulla cristocentricità di questa preghiera.
Il Rosario completo era di 15 decine, ora divenute quindi 20, e ogni decina contempla uno dei misteri della Redenzione. La prima corona è quella della gioia. in cui si contempla l’annuncio dell’angelo, la nascita di Gesù, i suoi primi passi; recitando i misteri del dolore seguiamo Gesù nei momenti più tristi della sua vita, dall’orto degli ulivi alla salita del calvario, alla morte in Croce; la terza corona ci invita alla contemplazione della Risurrezione e dell’Ascensione al cielo di Gesù, oltre che dell’Assunzione di Maria e della sua incoronazione Regina degli angeli e dei santi. Con l’aggiunta dei misteri luminosi, che comunque sono facoltativi, si contemplano alcuni momenti significativi della vita di Gesù, il battesimo al Giordano, il primo miracolo a Cana, il suo apostolato sino alla istituzione dell’Eucaristia nell’ultima cena.
All’inizio del 25° anno del suo pontificato, il papa Giovanni Paolo II, eravamo nel 2002, invitava tutte la famiglie a coinvolgere i giovani nella preghiera del Rosario. Il Rosario è sempre stato una preghiera recitata da tutti, ricchi e poveri, grandi e piccoli: Per antica tradizione era considerato la preghiera della famiglia e per la famiglia, era il momento della sera, (quando non c’erano televisioni, telefonini, facebok. twuitter e tutti gli altri marchingegni moderni che distraggono la mente dalle cose importanti e fanno perdere anche tantissimo tempo), quasi un appuntamento al quale non si poteva mancare. Dal primo all’ultimo componente della famiglia, ci si riuniva tutti per recitare insieme il santo rosario: un momento quasi magico che, se vissuto con sincerità e partecipazione, faceva sentire più vicini e uniti i membri stessi della famiglia. Altri tempi!; peccato però che si sia persa questa bella opportunità nelle nostre società cosiddette evolute, come, purtroppo, si è persa anche la capacità di comunicare all’interno stesso della famiglia, tra marito e moglie, tra genitori e figli, figuriamoci se si concepisce più di potersi incontrare per recitare il rosario; forse oggi addirittura ci si vergogna di farsi vedere mentre si prega!
Eppure il Rosario è una preghiera importantissima e fondamentale! Pensate quante volte, nelle sue apparizioni, la Madonna ha invitato gli uomini a pregare il Rosario, a dargli nuova forza e vitalità. Nella recita del rosario si entra in colloquio confidenziale con la Vergine, manifestandole la nostre speranza, confidandole le nostre pene, aprendole il cuore, sicuri del suo aiuto e della sua protezione. Così pregando noi cerchiamo il modo di essere accanto a Gesù e a Maria.
Diamo adesso uno sguardo al Rosario nella storia.
Nei documenti pontifici il Rosario viene fatto risalire a San Domenico, o comunque ai domenicani che, per tradizione, custodiscono questa tradizione. Il beato Alano de la Roche, domenicano pure lui, racconta che fu proprio la Madonna ad ispirare san Domenico  e che  gli consegnò una corona del Rosario. Siamo intorno al 1460 e da quel momento i domenicani furono i principali diffusori di questa preghiera.
Al successo della devozione del Rosario contribuirono pure, anche se può sembrare un paradosso, alcune vittorie militari ottenute dai cristiani nelle loro guerre contro i mussulmani; è stato anche questo, purtroppo, un modo per affermare la fede di Cristo, attraverso guerre e battaglie molto spesso cruente e sanguinose, in cui morirono migliaia di fedeli dell’una e dell’altra fede religiosa. Solo per ricordarne alcune: la Spagna fu teatro di terribili persecuzioni da parte dei cristiani contro i mussulmani che si erano stanziati nelle loro regioni e a loro volta avevano combattuto e ucciso migliaia di cristiani. Ma tutta l’Europa è stata attraversata, nei secoli 16 e 17 da guerre religiose.
Voglio ricordare una battaglia che è legata particolarmente alla recita del Rosario, la battaglia di Lepanto, nel 1571, che segnò la vittoria dei cristiani sui mussulmani che dominavano il Mediterraneo e minacciavano l’intera cristianità. Il papa Pio V, che era a sua volta domenicano, sollecitò le nazioni che partecipavano alla guerra, riunite nella cosiddetta Lega Santa, perchè  invitassero le popolazioni ad una specie di mobilitazione spirituale. Tutti i cristiani di buona volontà  aderirono alla richiesta recitando il Rosario e impetrando dalla Vergine la vittoria sui Turchi. Durante la battaglia, che si svolse il 7 ottobre del 1571, la flotta cristiana e quella turca si scontrarono presso l’isola di Cipro, e,  benchè i cristiani fossero inferiori per le forze messe in campo, riportarono una grande e decisiva vittoria. Il papa Pio V. attribuì il successo all’intervento della Madonna e volle esprimerle la sua gratitudine, istituendo la festa della “Beata Vergine della vittoria” per il giorno 7 ottobre.
Il successore di Pio V, Gregorio XIII, istituì la festa solenne del Rosario nella prima domenica di ottobre, che si celebra ancora oggi. Alla fine del 1800, il beato Bartolo Longo operò un intenso apostolato a favore del Rosario, che si concretizzò nella edificazione del Santuario di Pompei, meta di tantissimi fedeli. Nei secoli a seguire fino ad oggi, tutti i papi hanno dedicato i loro scritti a diffondere il Rosario e ad incoraggiare i fedeli ad affidarsi, nel momento del pericolo, per ravvivare la fede, per chiedere l’intervento della vergine Maria, alla recita del Rosario.
D’altronde, la Vergine stessa, come vi accennavo prima, aveva sollecito tale preghiera durante le sue numerose apparizioni, a Lourdes, dove si mostrò  con la corona del Rosario al braccio, siamo nel 1858, e poi a Fatima, nel 1917, invitando i fedeli a pregare, pregare, pregare, recitando il Rosario.
I momenti storici dello sviluppo del rosario sono compresi tra il XII e il XIV secolo. All’inizio esisteva solo la pratica della recita dell’Ave Maria che, insieme a quella del Pater, veniva ripetuta per 150 volte, quanti sono i salmi contenuti nel Salterio. Questi salteri sostituivano i salmi contenuti nella Bibbia per quei monaci che non sapevano leggere e li utilizzavano durante la liturgia delle ore. (Regola n.11)
E’ interessante il fatto che inizialmente si recitava solo l’Ave Maria; il nome di Gesù e l’Amen finale vennero introdotti verso la fine del XV secolo e nel 1485 finalmente si diffuse anche l’uso di recitare anche la Santa Maria.
In quel momento storico, la recita del rosario non comportava la meditazione dei misteri della vita di Gesù; questa pratica risale al XV secolo e all’intervento del monaco certosino Domenico di Prussia che ridusse il numero delle Ave Maria a 50, ma vi aggiunse il riferimento a un episodio evangelico che riguardava la vita di Cristo pre-apostolica, la vita pubblica, la passione e morte, la glorificazione di Cristo e di Maria sua madre.
Praticamente, con Domenico di Prussia il Rosario cominciò ad avere la formula che utilizziamo anche oggi, pur con altre modifiche che furono introdotte nel corso dei secoli. Come abbiamo già detto, è stato il beato Alano de la Roche, domenicano, a dargli il nome che ha tutt’ora: Rosario della beata vergine Maria.
Dal punto di vista teologico il Rosario è una preghiera evangelica: come abbiamo visto le preghiere che recitiamo sono tratte tutte dai Vangeli, mentre il contenuto dei misteri ci riporta alla contemplazione della vita di Cristo. Soltanto il quarto e il quinto mistero glorioso non sono stati desunti dai vangeli, quasi però come un’ideale continuazione di essi. L’Assunzione di Maria al cielo è la rappresentazione della salita al cielo non solo della Vergine ma di tutti i redenti, e la sua glorificazione è il risultato e il fine ultimo di tutti coloro che hanno ascoltato e messo in pratica gli insegnamenti del Signore.
E’ ancora una preghiera cristocentrica perchè, pregando Maria, non facciamo altro che proclamare ed annunziare la grazia per la quale Ella è la madre di Dio. L’Ave Maria è una lode incessante a Cristo che rimane il protagonista centrale del rosario. Infine, è preghiera della Chiesa perchè offre la conoscenza di Gesù e il suo mistero di salvezza al quale noi umilmente e con gratitudine aderiamo.
I valori spirituali poi sono infiniti: col ripetersi delle Ave Maria si crea in noi un’ intima unione con la Vergine, le si fa dono del nostro amore per Lei, e la nostra stessa esistenza si rigenera alla luce di Cristo e di Maria. Il Rosario è come una scuola che ci insegna a guardare, con la mente e col cuore, di volta in volta, un episodio della vita di Gesù e guida l’animo verso la contemplazione delle verità evangeliche in esso contenute.
LA LITURGIA DELLE ORE

La liturgia delle ore è la preghiera ufficiale della Chiesa cattolica alla quale sono invitati a partecipare tutti i fedeli battezzati in Cristo. Come è stato infatti chiarito nel Concilio Vaticano secondo, essa non è riservata al solo clero, come fosse una prerogativa di questa categoria, ma appartiene a tutta la Chiesa della quale è parte integrante il popolo di Dio. Questi partecipando alla liturgia delle ore, continua a partecipare alla preghiera personale di Gesù Cristo verso il Padre.
Il santo padre Giovanni Paolo secondo, nel marzo del 2001, ha dedicato alcune catechesi a questo argomento, auspicando che venisse riservata una sempre maggiore cura pastorale alla promozione della liturgia delle ore come preghiera di tutto il popolo di Dio, sostenendo che, se i sacerdoti e i religiosi hanno un preciso mandato di celebrarla, essa è però caldamente proposta anche ai laici. Questo invito del santo Padre è stato bene accolto ed oggi gruppi sempre più numerosi di laici hanno fatto della liturgia delle ore una forma ordinaria di preghiera; bisogna naturalmente che la mente si trovi in accordo con la voce, pregare con la voce, meditare con la mente, ascoltando ciò che si prega e meditando su di esso, come avviene per tutte le preghiere liturgiche (quando parliamo di preghiere liturgiche facciamo riferimento a tutte le preghiere della Chiesa e non a quelle personali che possono rispondere a precise esigenze di ogni fedele), mediante una celebrazione  degna, attenta e fervorosa, che sia fonte di molteplici grazie divine. In sostanza noi preghiamo con le stesse parole utilizzate da Gesù e presenti da millenni nella preghiera di Israele e in quella della Chiesa. I Padri della Chiesa, infatti, hanno saputo discernere ed additare la chiave di lettura del Salmi in Cristo stesso, convinti che nei Salmi si parli di Cristo. Egli infatti ai discepoli disse: Bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti, nei Salmi. E i padri della Chiesa aggiungono che è addirittura Cristo stesso a parlare nei Salmi, pensando non alla persona individuale di Gesù, ma al Cristo totale, formato da Cristo capo e dalle sue membra, la Chiesa stessa di Dio. Così il cristiano ha la possibilità di leggere il Salterio alla luce di tutto il mistero di Cristo, sperimentando una specie di sintonia tra lo Spirito presente nella Scritture e lo Spirito che dimora in lui attraverso la grazia del Battesimo.
Accanto alla presenza dello Spirito Santo, un’altra dimensione importante è quella dell’azione sacerdotale che Cristo svolge in questa preghiera associando a sè la Chiesa sua sposa. A questo proposito, con riferimento preciso alla Liturgia delle ore, il Concilio vaticano secondo insegna: “Il Sommo Sacerdote della nuova ed eterna alleanza, Cristo Gesù, si unisce a tutta la comunità degli uomini e se l’associa nell’elevare questo divino canto di lode. Infatti Cristo continua questo ufficio sacerdotale per mezzo della sua stessa Chiesa, che loda il Signore incessantemente ed intercede per la salvezza del mondo intero non solo con la celebrazione dell’Eucaristia ma anche in altri modi, specialmente con la recita dell’Ufficio divino”.
Diamo uno sguardo adesso alla struttura di questa preghiera.
Vediamo intanto cosa significa: Liturgia delle ore.
La liturgia è qualcosa che è di stretta pertinenza della Chiesa, la preghiera liturgica è un atto della Chiesa, ma abbiamo già visto come, col Concilio vaticano II, questa specifica preghiera ha perso il suo carattere di preghiera privata ed è divenuta invece comunitaria, quindi una preghiera di e per tutti, un dovere, ma anche un diritto di ogni credente.
Delle ore: si vuole sottolineare che essa vuole santificare tutto il tempo del giorno e della notte. Viene così attuato il precetto di Gesù di pregare incessantemente, sempre; anche per noi carmelitani questo precetto viene ribadito nella Regola: al n. 10 sant’Alberto dice: ciascuno rimanga nella propria cella o nelle vicinanze di essa, meditando giorno e notte nella legge del Signore e vigilando in orazione; poi aggiunge: purchè non sia giustamente occupato in altre mansioni. Santificando il tempo con la preghiera costante noi permettiamo anzitutto alla nostra vita di diventare una liturgia perenne mediante la quale ci consacriamo in servizio di amore a Dio e ai fratelli. Offrendo a Dio la nostra preghiera nel corso dell’intera giornata noi facciamo ciò che Gesù ci ha insegnato e richiesto: pregate, domandate, chiedete; pregare sempre dunque, senza stancarsi mai e la preghiera sia umile, vigilante, perseverante, fiduciosa nella bontà del Padre. Lo stesso Gesù pregava il Padre celeste, pregavano gli Apostoli, sappiamo che si riunivano insieme solitamente durante l’ora terza; sappiamo di Pietro e Giovanni che si recavano al tempio per pregare verso le tre del pomeriggio, dello stesso Pietro che verso mezzogiorno saliva sulla terrazza a pregare. Sul loro esempio ben presto la Chiesa primitiva organizzò la propria vita di preghiera stabilendo tempi determinati alla preghiera comune, come le prime ore del mattino, l’ultima della sera. Inizialmente gli orari erano osservati con una certa libertà; poi si sentì la necessità di stabilire delle ore precise; si utilizzò la divisione del giorno che usavano i Romani. Questi dividevano il giorno in quattro ore, partendo dal sorgere del sole (prima, terza, sesta, nona) e la notte in “vigiliae” contando cioè i turni di guardia della sentinelle(anche qui quattro momenti, una prima vigilia alla sera, una seconda a mezzanotte, una terza al canto del gallo, infine la quarta all’aurora). I cristiani, facendo riferimento a queste ore, che poi erano anche il loro orologio, santificarono dapprima le ore del giorno e, in seguito, soprattutto ad opera dei monaci e degli asceti, le ore della notte.
Alla base di questa preghiera, chiamamola, oraria, stava sempre il comando del Signore sulla vigilanza instancabile nella preghiera, per non essere sorpresi nel sonno, o in qualsiasi momento del giorno o della notte decida di venire il Signore. In ambito monastico venne codificato dalla Regola di san Benedetto l’usanza di celebrare le preghiere secondo gli orari dei romani. Vi dicevo che furono proprio i monaci a introdurre l’uso della preghiera notturna, anche se le vigiliae furono ridotte a un certo punto ad una sola; ma alcuni ordini monastici mantengono ancora oggi l’abitudine di pregare  di notte, interrompendo il sonno per rispettare le tre vigiliae e celebrare l’ufficio delle letture, come si chiamava anticamente la liturgia dello ore.
C’è da dire ancora che inizialmente non esistevano dei veri e propri libri per la preghiera dello ore; nelle Chiese come nei monasteri vi era un ampio leggio sul quale stava il grosso libro dei salmi bel visibile da tutti, da cui leggeva uno solo e gli altri ascoltavano; anche perchè non tutti erano in  grado di leggere. E abbiamo già visto come i monaci che non partecipavano alla preghiera comune e non erano in grado di leggere, recitavano un certo numero di pater(regola n.11). nel tempo l’uso della preghiera comunitaria si modificò a favore di quella privata anche perchè la quantità di preghiere, salmi e letture erano cresciute in modo esponenziale e i momenti comunitari erano spesso quasi deserti. Si sentì anche la necessità che ognuno avesse un suo libro di preghiere e si crearono dei cosiddetti breviari che contenevano in forma abbreviata le lunghe preghiere che si facevano nella chiese o nei monasteri. La partecipazione alla preghiera comunitaria divenne a questo punto obbligatoria solo per il clero e per i monaci ordinati; gli altri potevano recitare il Rosario. Non c’è in questo momento la presenza dei laici che aveva caratterizzato tale preghiera fino al medioevo.
Di evoluzione in evoluzione, diventa importantissima la riforma attuata dal Concilio vaticano II che ridiede alla preghiera delle ore il suo valore iniziale di preghiera comunitaria aprendola a tutti, clero, religiosi e soprattutto laici, privilegiando la qualità della preghiera rispetto alla quantità. Per rendere più semplice la celebrazione per i presbiteri moderni e per i laici venne distribuito il Salterio nelle quattro settimane, venne eliminata l’ora di Prima, la possibilità di celebrare una sola delle altre ore(la terza, la sesta, la nona) chiamandola ora media. e dando a questa preghiera il nome di Liturgia delle Ore. Il nuovo libro, che è poi quello che noi usiamo adesso, venne promulgato da Paolo VI nel 1970. Voglio aggiungere che nel 2007 il papa Benedetto XVI ha ripristinato e liberalizzato la forma preconciliare come Forma straordinaria del medesimo Rito Romano e ha dato a tutti i chierici la piena libertà di recitare il breviario tradizionale in vigore nel 1962 in alternativa delle ore modificate da Paolo sesto.
Vediamo nello specifico: il contenuto, lo sappiamo bene tutti, è basato soprattutto sui Salmi e sulle letture della parola di Dio tratte dall’antico e nuovo testamento, o dai testi dei Padri della Chiesa e scritti di santi.
Si articola in varie ore cosiddette canoniche: le principali sono le ore mattutine in cui si celebrano le lodi, e i vespri che si celebrano la sera, all’imbrunire o prima di cena.
Nell’intervallo ci sono altre ore, minori: l’ora media, che comprende l’ora terza, sesta e nona e che corrispondono più o meno alle 9 del mattino, le 12, le 15. Quindi la compieta, che si celebra prima di andare a dormire. Come suggerisce la stessa parola, essa indica la conclusione della giornata, l’ultima preghiera prima di andare a dormire. Lo schema segue quello delle altre ore ma è presente, dopo il saluto iniziale, un breve momento di silenzio per un esame di coscienza personale, quindi la recita dell’atto di dolore o del confiteor, uno o
due salmi, una lettura della Bibbia. L’elemento che lo caratterizza è la recita del cantico di Simeone, preceduto dalla preghiera serale: nella veglia salvaci, Signore, nel sonno non ci abbandonare, il cuore vegli con Cristo e il corpo riposi nella pace.  Il cantico del vecchio Simeone, certo lo ricordate, Ora lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace: sono le parole di Simeone quando la vergine Maria e il suo sposo Giuseppe portano il bambino Gesù per la presentazione al tempio.
Tranne quest’ultima dunque, tutte le ore sono basate sul Salterio, uno schema di quattro settimane che raccoglie i 150 salmi presenti nell’antico testamento, così che nel corso del mese si possano recitare tutti o quasi tutti.
Sarebbe bello ed estremamente interessante poterci introdurre alla comprensione dei Salmi studiando la loro struttura letteraria, gli autori, i contesti in cui sono nati, e, ancora, il carattere poetico di alcuni di essi, che raggiunge un livello lirico e di espressione simbolica altissimo, così come studiare i vari sentimenti dell’animo umano che essi manifestano: gioia, riconoscenza, rendimento di grazie, amore, tenerezza, entusiasmo, ma anche sofferenza, richiesta di aiuto e di giustizia che a volte sfociano in rabbia e imprecazione.
Non è stato possibile farlo per questa occasione, vedremo se ci sarà tempo e voglia di farlo un domani. Una cosa è certa, che, pur essendo stati scritti tanti secoli fa per dei credenti ebrei, questi salmi possono essere letti e pregati ancora oggi da tutti noi, come discepoli di Cristo.
Per concludere, vi leggo cosa ha scritto il papa Paolo VI a conclusione dei lavori di riforma della preghiera delle ore:
“Si levi, dunque, con il sussidio del nuovo libro della Liturgia delle ore, più solenne e più bella, la lode di Dio nella Chiesa del nuovo tempo. Si associ a quella che viene cantata nelle sedi celesti dai santi e dagli angeli, e accrescendosi incessantemente in perfezione nei giorni di questo terrestre esilio, muova con un nuovo slancio incontro a quella lode perfetta che per tutta l’eternità è attribuita a Colui che siede sul trono e all’Agnello”.

 

.

........