no fotoCaterina Naim

L'Ave Maria

 

 

 

E’ la preghiera più semplice e più dolce. La prima preghiera che ogni mamma insegna al proprio piccolo educandolo a una vita cristiana. L’Ave Maria si compone di due parti: la prima parte, biblica, è di lode, mentre la seconda, di origine ecclesiale, è di supplica. Nella prima parte la lode è espressa dall’Arcangelo Gabriele che, nell’Annunciazione, si rivolge a Maria con “Ti saluto piena di grazia, il Signore è con te” (Lc, cap 1, 28) e da Elisabetta che sempre in Luca, cap 1, 42 dice “Benedetta tu tra le donne e benedetto il frutto del tuo seno”. Fu il Papa Urbano IV°, nel 1261 che aggiunse la parola Gesù alla frase di Elisabetta,….” il frutto del tuo seno Gesù”. La seconda parte  è più recente.  Troviamo per la prima volta l’invocazione “Santa Maria ora pro nobis” nel XIII°secolo e, un secolo dopo è stato aggiunto “ peccatoribus” e, nel 1350 la parte finale ” nunc et in hora mortis”. Questa parte fu ratificata nella forma attuale da Papa San Pio V nel 1568.


AVE MARIA.  Ave,  voce latina, era il saluto più comune. San Luca ha scritto il suo vangelo in greco e usa, infatti, il termine “ Kàire” termine formato da Kàra “Gioia” e Kàris “Grazia” in quanto il  saluto di Luca, il saluto dell’Arcangelo è un saluto gioioso quasi un incitamento ad essere gioiosi, ad esultare “rallegrati Maria, Dio è con te”. In lei Dio è fedele ed attuerà la sua promessa, non deluderà la speranza di salvezza del suo popolo. L’aggiunta del nome Maria alle parole dell’Angelo Gabriele non è arbitraria ma racchiude il mistero della donna a cui è rivolto il saluto e precisa il senso della missione. Il nome Maria  ha due radici, una egizia “Myr” che significa “amata” e l’altra ebraica “Yam” che è una abbreviazione di Jahvè per cui “Maria- Myryam” significa “l’amata di Jahvè”, “la prediletta di Dio”. Ecco che già il nome è indicativo del destino ecclesiale e della missione unica che Maria ha, Lei è la Tuttasanta, la prediletta del Padre e la Madre amorosissima del Figlio.


PIENA DI GRAZIA. Continuando la lettura del Vangelo di Luca(Cap.1,28) lo stesso la definisce “Piena di Grazia”. Maria è “la piena di grazia” in quanto lo Spirito Santo scende in Lei per innalzarla ad una altezza sublime che le permetterà di generare il Figlio di Dio; non poteva essere senza pienezza di grazia Colei che doveva generare il Cristo, il Salvatore del mondo. Nella Lumen Gentium, (Cap.VIII, 53) “Maria è la figlia prediletta del padre e tempio dello Spirito Santo”; “da sempre amata e prediletta da Dio è ricolmata dalla sua grazia”. Questo è il significato del termine “kekaritomène”, termine originale greco con il quale l’evangelista Luca chiama Maria, termine dal significato profondo “favorita, prediletta da Dio”. E Maria amata infinitamente da Dio ha risposto sempre si all’amore di Dio. Maria “Piena di grazia” è la dimostrazione di quello che Dio fa quando trova una persona disponibile. Maria è quello che noi dobbiamo diventare: anche noi siamo stati “scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati al suo cospetto” (Efesini 1, 4).


IL SIGNORE E’ CON TE. Più di ogni altra creatura Maria ha avuto Dio con sé fin dal primo istante della sua esistenza. Nella storia biblica il “sarò con te” si ritrova nei momenti in cui Dio chiama qualcuno in una particolare missione. Per esempio Dio chiama Mosè dicendogli “va, io ti mando dal faraone “ ( ES 3,10) e a Mosè che disse “chi sono io per andare dal faraone” (ES 3, 11) Dio rispose “io sarò con te” (ES 3, 12) e così a Geremia, Davide e a tutti coloro che chiama per una missione di salvezza Dio ripete “non temere, io sono con te”. Sulla stessa linea è il dialogo dell’Arcangelo Gabriele con Maria. A Gabriele che chiede l’adesione a un piano misterioso, Maria, che si sente piccola e sproporzionata alla grandiosità di quel piano, chiede ” come è possibile? ” l’Angelo risponde “non temere … il Signore è con te !” non temere, abbi fiducia, non far conto su di te ma sulla potenza del Signore; e anche a noi Dio ripete  “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (MT 28, 10). Dio oggi vuole aver bisogno,ha bisogno di tutti noi per continuare la sua storia di salvezza.   


TU SEI BENEDETTA TRA LE DONNE. Nel Vangelo di Luca (cap.1, 39-42) alla visita della Vergine Maria, Elisabetta prorompe in un grido di gioia ed esclama “benedetta tu fra le donne”. Da duemila anni si ripete questo canto di benedizione a Maria. Maria è certamente la donna più amata, la creatura celebrata più di tutte nell’arte, la più pregata, la più benedetta, ma la Vergine non è beata per le nostre lodi ma perché ha creduto; Elisabetta proclama ancora “ e benedetta Colei che ha creduto al compimento di ciò che le è stato detto dal Signore” (Lc 1, 45). Maria è la benedetta per eccellenza e Maria riconosce che ogni suo bene, ogni sua grazia, ogni grandezza è dono di Dio e a sua volta, benedice Dio magnificando la grandezza della sua misericordia “grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente” (Magnificat Lc 1, 46). Questo cantico della Vergine è l’inno di ringraziamento che la chiesa innalza tutti i giorni a Dio. La gioia di Maria è la gioia di tutta la chiesa che si sente salvata e mandata a portare a tutti la gioia della salvezza.


BENEDETTO IL FRUTTO DEL TUO SENO GESU’. Elisabetta dopo aver proclamato Maria “benedetta fra tutte le donne” aggiunge “è benedetto il frutto del tuo grembo”. L’angelo aveva già indicato le prerogative di questo frutto “colui che nascerà sarà santo e chiamato Figlio di Dio”. E questo grazie ad un intervento che supera ogni immaginazione umana “lo Spirito Santo scenderà su di te” (Luca 1, 35) Gesù dunque prima di essere “frutto” di Maria è “frutto” dello Spirito Santo. Gesù è frutto del seno di Maria nel senso più pieno e reale. Soprannaturale è il concepimento, ma normale la gestazione. Per nove mesi, come per ogni altra donna, Maria custodisce il Verbo fatto Carne nel proprio ventre, lo sente crescere, lo alimenta. Maria ha portato nel suo seno un bimbo delizioso e questo bimbo delizioso si chiama Gesù. Siamo nella parte centrale della preghiera, nel cuore dell’Ave Maria. La prima parte della preghiera si apre con il nome di Maria e si chiude con quello di Gesù. Abbiamo detto che è il papa Urbano IV che, nel 1261, aggiunge la parola Gesù alla frase di Elisabetta “il frutto del tuo seno”

SANTA MARIA. Nella Lumen Gentium  (Cap. VIII verso 56) leggiamo “la madre di Gesù ha dato al mondo la vita stessa, che tutto rinnova, e da Dio è stata arricchita di doni degni di una così grande carica. Nessuna meraviglia quindi se presso i Santi padri invalse l’uso di chiamare la Madre di Dio la Tuttasanta, immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa una nuova creatura. Adorna fin dal primo istante della sua concezione degli splendori di una santità del tutto singolare, la vergine di Nazareth è, per ordine di Dio, salutata dall’Angelo come “piena di grazia” (Luca 1, 38), piena di grazia “santificante”. La grazia santificante che noi riceviamo nel battesimo è stata ricevuta con sovrabbondanza dalla Vergine Maria al momento della sua Immacolata Concezione. La grazia santificante fa sì che essa diventi tempio dello Spirito Santo. Ella è santa perché porta in se lo Spirito Santo.  La Santità di Maria non fu solo una Santità celeste ma anche umana che maturò in un cammino di fede e di carità sempre più generosa fino ad offrire tutta se stessa a Dio e Maria è sempre stata attenta alla parola di Dio e disposta a fare la sua volontà. Nella sua vita Maria ha esercitato tutte le virtù proprie di una donna e di una cristiana.

MADRE DI DIO. Maria è Madre di Dio perché dà al Verbo una natura umana simile alla sua. Come nella generazione umana la donna genera una persona e non una natura, così Maria genera la Persona del Verbo, il quale pur conservando la natura divina, diviene suo vero Figlio solo quanto alla natura umana. Maria è quindi la “Theotòkos”, la Madre di Dio, perché il Figlio eterno di Dio, si fà uomo da Lei e per mezzo di Lei. Dio fatto uomo è nato da Maria che perciò si chiama ed è vera Madre di Dio. Questo è il senso del primo dogma mariano proclamato dal concilio di Efeso nell’anno 431. Maria è la “Theotòkos”, Madre di Dio.

PREGA PER NOI PECCATORI. E’ il momento dell’invocazione: prega, Maria, prega fa qualcosa per noi, dì una parola in nostro favore, intercedi presso Dio.  Intercedere significa intervenire a vantaggio di qualcuno. Maria può intercedere, vuole intercedere a nostro favore. E’ stata definita “l’onnipotenza che intercede”. Solo Dio è Onnipotente, ma la potenza di Maria consiste nell’ottenere da Dio ciò che è bene per i figli che Dio stesso le ha affidato. Quando noi ci affidiamo a Lei, la nostra causa, anche se disperata è in buone mani. Ci rivolgiamo a Lei consapevoli del nostro stato di “peccatori”. E’ questa la condizione che ci dà la garanzia di essere esauditi: riconoscere che siamo bisognosi di tutto, e che nulla siamo senza l’aiuto del suo Divin Figlio. Prima ancora di chiedere una grazia poniamoci fiduciosi davanti a Lei, rifugio dei peccatori. Poniamo la nostra condizione personale nelle sue mani e chiediamole di condurci per quelle strade orientate al nostro vero bene.

ADESSO. Prega per noi, adesso……….. La nostra fragile vita ha bisogno di essere protetta e  rassicurata in ogni momento e quindi adesso…. in tutte le nostre più piccole, normali, occasioni della vita quotidiana. E sono tutte preziose, tutte importanti. In questo prezioso attimo presente imploriamo l’aiuto di Maria: una presenza costante, abituale, nell’ambito del quotidiano e non solo nei momenti di emergenza, quando le cose si mettono male e siamo nella disperazione, perché l’intervento della Madre non può essere sporadico, occasionale. Pregando adesso e “ per l’adesso”, noi chiediamo a Maria di farci scoprire che la vita è uno splendido dono che si riceve e che si deve rendere. Maria, aiutaci a celebrare la vita con amore e riconoscenza, ogni giorno e in ogni istante. Aiutaci adesso.

E NELL’ORA DELLA NOSTRA MORTE. L’ora della morte è la più temuta e il più possibile allontanata. Ma è un’ora che inesorabilmente verrà… A questa realtà ci richiama costantemente l’Ave Maria. Ci fa paura ma noi crediamo che Cristo, morendo, ha distrutto la morte e, risorgendo ha ridato a noi la vita. Con il suo mistero di morte e di resurrezione ha trasformato la morte in amore di vita immortale. La morte sul piano fisico è un evento biologico normale e, sul piano cristiano è il momento più prezioso che dà senso e coronamento alla nostra esistenza. Anche Gesù sulla croce accolse la morte con terrore gridando al Padre tutta la sua angoscia “Allontana da me questo calice”( Lc 22, 43). Nel momento della nostra morte Maria non ci lascerà; ad aprire quella porta sarà Lei e soltanto Lei. Nel momento in cui avverrà il nostro personale incontro con Suo Figlio, sarà  Lei a parlare per noi, come Madre e ad accompagnarci nel nostro passaggio. Noi carmelitani che invochiamo Maria col titolo di” Madre e Sorella “ indossiamo lo Scapolare mettendo la nostra vita a servizio della Madonna e ci leghiamo a Lei con un vincolo di amore; siamo certi che in Lei troveremo protezione  e la prima grazia che chiediamo e speriamo di ottenere, col suo aiuto, è, appunto, quella della salvezza eterna.

Di una cosa siamo sicuri: che non ci deluderà, se noi l’avremo invocata, se noi l’avremo chiamata e pregata recitando ogni giorno, in vita la preghiera dei figli: l’AVE MARIA.

 

 

 

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