lilcuLiliana Cutrupi

L'anno della carità

Riflessioni e propositi

 

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Il 20 novembre 2013 si è concluso l’anno della fede indetto dal Papa emerito Benedetto XVI iniziato l’11 ottobre 2012 e portato a termine dal suo successore Papa Francesco. Dal 20 novembre è iniziato, per la nostra diocesi di Oppido-Palmi, l’anno della carità, che si concluderà a novembre 2014.

 

 

 

I. Le virtù Teologali

I.a La fede

E' la virtù per la quale noi crediamo in Dio e a tutto ciò che egli ha rivelato all'uomo e che la Chiesa ci propone a credere, perché Dio è la stessa Verità. Con la fede l'uomo si abbandona liberamente e completamente a Dio per fare in pieno la sua volontà.

I.b La speranza

La speranza è la virtù per la quale noi desideriamo e aspettiamo da Dio la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci all'aiuto della grazia dello Spirito Santo per meritarla e preservarla sino alla fine della vita terrena.

I.c La carità

La carità è la virtù per la quale amiamo Dio al di sopra di tutto e il nostro prossimo come noi stessi per amore di Dio. Gesù fa di essa il comandamento nuovo, ovvero la pienezza della Legge di Dio. La carità è il vincolo di tutte le altre virtù, che anima, ispira e ordina. Poiché la vera gratuità e lo spessore del vero amore è realizzato solo in nome di Cristo. Tutto è amato e accolto in nome suo.

Carità è un termine derivante dal latino CARITAS (benevolenza,affetto,dono di sé).                         
La vita del Salvatore rispecchia  il Suo puro amore per tutte le persone. Egli ha addirittura dato la Sua vita per noi. La carità, dunque, è una partecipazione all'amore di Cristo ha. Egli ci ha comandato di amarci gli uni gli altri, come egli ama noi. Le Scritture ci dicono che la carità nasce da un cuore puro (cf. 1Tim 1,5). E' puro amore quando mostriamo interessamento e compassione per tutti i nostri fratelli e sorelle. Il Salvatore con la Sua vita ci ha dato l’esempio che dobbiamo emulare. Con il suo esempio, ci ha insegnato che le necessità spirituali e fisiche dei nostri simili sono tanto importanti quanto le nostre. Prima di offrire la Sua vita per noi, Egli disse: "Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi". Può non essere necessario che offriamo la nostra vita come fece il Salvatore; ma possiamo dimostrare la nostra carità se Lo mettiamo al centro della nostra vita e seguiamo i Suoi insegnamenti. Come Gesù anche noi possiamo essere una benedizione nella vita dei nostri fratelli.

Carità per noi cristiani significa amore disinteressato nei confronti degli altri, in quanto rispecchia e glorifica la natura di Dio. Attraverso la carità, l’uomo realizza  il comandamento dell’amore lasciato da Gesù Cristo ai suoi discepoli (e quindi a tutti noi che seguiamo la sua parola) che è questo: amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questo.

Secondo il Vangelo di Giovanni gli uomini amano il prossimo in Dio e Dio nel prossimo. In ogni essere umano c'è la presenza viva di Dio (in quanto creato a Sua immagine) che spinge chi Lo ama ad amare inevitabilmente ogni uomo. Nel Vangelo di Matteo (Parabola del Giudizio Universale 25,31-46), Gesù afferma che tutto ciò che è stato fatto o che non è stato fatto a un fratello più "piccolo" è stato fatto, o meno, a lui. Gesù afferma anche che l'impulso d'amore nel prossimo debbono essere universali, senza discriminazioni tra persone buone e cattive , pur nella difficoltà che ciò può richiedere.
San Giovanni, poi, fa un’altra analogia che sconvolge la logica umana: se l’amore del Cristo si conosce perché lui ha dato la vita per noi, logica vorrebbe che noi dovremmo dare la vita per Lui. Invece la conclusione di San Giovanni è diversa: noi amiamo Cristo se diamo la vita per i fratelli: "Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli  ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli" (1Gv 3,16). Così se un fratello è in necessità e un altro fratello ch’è nelle condizioni di aiutarlo gli chiude il cuore, come fa quel fratello a dire che ama Dio? " … se uno ha ricchezze di questo mondo e vedendo il suo fratello in necessità gli chiude il proprio cuore, come dimora in lui l’amore di Dio?" (1Gv 3,17). A questo interrogativo, a cui pochi possono rispondere, San Giovanni fa una esortazione paterna: "Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità" (1Gv 3,18) e Giovanni non si stanca mai di ripetere: "Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del suo Figlio e ci amiamo gli uni gli altri! Se uno dicesse: “Io amo Dio”, e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello" (1Gv 4,12-13.16-17.19). Questa perfezione dell’amore di Dio in noi fa sì che anche noi, a sua volta, amiamo Dio.

Primo esempio di carità è stato Cristo stesso che ha dato la vita per noi, per redimerci dai nostri peccati. Ma anche Maria la madre di Cristo e nostra madre, ha avuto carità verso Elisabetta, quando seppe dall’angelo Gabriele che anche sua cugina nella vecchiaia era incinta, non ci pensò due volte e in tutta fretta si mise in cammino verso di lei per aiutarla e rimase con la cugina  circa tre mesi ,ma  poiché anche per Maria si stava compiendo il tempo per il parto, dovette far ritorno a casa.

San Paolo dopo essersi convertito a Cristo nelle sue 13 lettere inneggia all’amore fraterno. Amare il prossimo senza riserve, senza aspettarsi nessuna ricompensa o riconoscimento o contraccambio.  Cioè gratis. In greco ,”gratis", ”grazia”, si dice“Charis”, da qui viene la parola latina “Charitas”: carità.
Nella lettera ai Corinzi al cap.13, Paolo si rivolgeva ad una comunità individualistica, una comunità divisa, che aveva smarrito il senso della fraternità, della condivisione.  Ed ecco cosa scrive Paolo a quei cristiani:

“Aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte. Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna .E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla .E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità , niente mi giova. La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse , non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede,la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!”

Questa lettera di San Paolo è stata definita dagli studiosi  di tutti i tempi “l’inno alla carità. San Paolo predica ancora con le sue lettere immortali,che sono state e saranno per i secoli a venire l’istruzione e l’edificazione della chiesa.

II. Dal messaggio di Giovanni Paolo II per la quaresima 2001

La carità  non tiene conto del male ricevuto (1Cor 13,5). In questa espressione della prima lettera ai Corinti, l’apostolo Paolo ricorda che il perdono è una delle forme più elevate dell’esercizio della carità. Il periodo quaresimale rappresenta un tempo propizio per meglio approfondire la portata di questa verità. Mediante il Sacramento della riconciliazione, il Padre ci dona in Cristo il suo perdono e questo ci spinge a vivere nella carità, considerando l’altro non come un nemico ma come un fratello.

III. Da un discorso di Benedetto  XVl 

La Parola annunciata e vissuta diventa credibile se si incarna in comportamenti di solidarietà, di condivisione, in gesti che mostrano il volto di Cristo come di vero Amico dell'uomo. La silenziosa e quotidiana testimonianza della carità, promossa dalle parrocchie grazie all'impegno di tanti fedeli laici, continui ad estendersi sempre di più, perché chi vive nella sofferenza senta vicina la Chiesa e sperimenti l'amore del   Padre, ricco di misericordia.

IV. Dagli scritti di Santa Teresa Benedetta della croce, carmelitana

Per i cristiani non esiste «estraneo». Si tratta di volta in volta del prossimo che abbiamo davanti a noi e che ha molto bisogno di noi; è indifferente che sia o non sia un parente, che ci piaccia o meno, che sia più o meno «moralmente degno» di aiuto. L’amore di Cristo non conosce frontiere, non cessa mai, non indietreggia rabbrividendo davanti alla bruttura e al sudiciume: è venuto per i peccatori e non per i giusti. l’amore di Cristo vive in noi, allora facciamo come Lui e andiamo  alla ricerca della pecora smarrita

V. Dono totale di se’

 Madre Teresa di Calcutta,è sicuramente la persona più caritatevole nostra contemporanea. Ha fatto della  carità lo scopo della sua vita ,donando se stessa. Fondando  la congregazione religiosa delle missionarie della carità.
Il suo lavoro tra le vittime della povertà di Calcutta l’ha resa una delle persone più famose al mondo. Ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 1979 e il 19 ottobre 2003 è stata proclamata beata da Papa Giovanni Paolo II. Madre Teresa amava definirsi una matita nelle mani di Dio,la sua missione era quella di prendersi cura dei “più poveri dei poveri”. Di tutte quelle persone che si sentono non volute , non amate , tutte quelle persone che sono diventate un peso per la società e che sono fuggite da tutti.  L’arcidiocesi di Calcutta aveva messo a disposizione di madre Teresa una casa, dove lei assieme alle missionarie, si prendeva cura dei malati che gli ospedali rifiutavano ,assieme all’aiuto di un medico cominciò ad accogliere i malati di lebbra , malattia che all’epoca era molto diffusa era il 1957. Realizzò addirittura un villaggio chiamato  (città della pace ) dove i malati di lebbra potevano vivere e lavorare , coltivando i campi , allevando animali. La presenza di volontari sani favoriva il recupero sociale dei malati, evitando forme di emarginazione. Madre Teresa ripeteva sempre non ci sono lebbrosi,  solo la lebbra e si può curare.                                                                                                                            

V.a Dagli scritti di M. Teresa 

Non dimenticherò mai il giorno  in cui, camminando per una strada di Londra, vidi un uomo seduto, che sembrava terribilmente solo. Andai verso di lui, gli presi la mano e la strinsi. Lui allora esclamò: “dopo tanto tempo, sento finalmente il calore di una mano umana”. Il suo viso s’illuminò. Sentiva che c’era qualcuno che teneva a lui. Capii che un’azione così piccola poteva dare tanta gioia.
Oggi la gente è affamata d'amore, e l'amore è la sola risposta alla solitudine e alla grande povertà. In alcuni paesi non c'è fame di pane, la gente soffre invece di terribile solitudine, terribile disperazione, terribile odio, perché si sente indesiderata, derelitta e senza speranza. Ha dimenticato come si fa a sorridere. Ha dimenticato la bellezza del tocco umano. Ha dimenticato cos'è l'amore degli uomini. Ha bisogno di qualcuno che la capisca e la rispetti.

 
VI. La  carità in concreto                                                   

Numerosi  enti  a scopo benefico sono presenti a livello nazionale e mondiale. Gli  operatori che offrono il loro contributo  sono esclusivamente dei  volontari. Tra questi c’è: Medici senza frontiere che  è  un’organizzazione  medico  sanitaria che presta servizio a popolazioni che si trovano in condizioni di maggiore bisogno,dovute principalmente a guerre,  epidemie, malnutrizione e sul luogo sono privi di  assistenza sanitaria.  C’è la C.R.I. (Croce Rossa Italiana), che è un ente riconosciuta dallo stato e dai vari ministeri:della salute,delle finanze, dell’economia e della difesa, presta soccorso a livello internazionale,gli appartenenti a questo movimento sono esclusivamente  dei volontari e i loro principi fondamentali sono:umanità,imparzialità,neutralità,indipendenza,volontariato,unità e universalità. C’è la Caritas  Italiana  che è l’organismo  pastorale della C.E.I. (Conferenza Episcopale Italiana), per la promozione della carità.  Ha lo scopo di promuovere, la testimonianza della carità nella comunità ecclesiale italiana . I compiti principali dell’organizzazione sono: centri d’ascolto, osservatori della povertà e delle risorse, centri di accoglienza.  C’è  l’Unicef che si occupa dei bambini bisognosi, c’è  l’Avis dove ci sono i donatori di sangue, l’ Aido  che riguarda i donatori di organi, ecc.   
In Italia, a  Lampedusa c’è un centro d’accoglienza,  per gli immigrati che quasi quotidianamente rischiano la vita per mare in cerca  di un futuro dignitoso.                                                                

Propositi              

Il vero cristiano deve  quotidianamente porsi questa domanda. Ho aiutato il mio prossimo in questo giorno nelle sue necessità? Le possibilità di fare qualcosa per gli altri sono illimitate, a volte basta una parola gentile, un sorriso rivolto con amore, qualche piccolo dono inaspettato. E’ grande aiuto prendere esempio dalle persone che sono poi diventati  santi, per le loro opere di misericordia e il loro esempio, che  ha generato altri santi. Guardando l’esercizio della loro carità scegliamo anche noi secondo i doni e i carismi ricevuti, incominciando a offrire il nostro servizio nella casa, nella parrocchia, nella società. La carità del cuore o interiore è la carità che tutti e sempre possiamo esercitare. Non  è la carità che alcuni (i ricchi e i sani) possono dare e gli altri- i poveri e i malati- solo ricevere, tutti possono farla e riceverla.  Si tratta di cominciare a guardare con occhio nuovo le situazioni e le persone con cui ci troviamo a vivere. Quale occhio? È semplice: l’occhio con cui vorremmo che Dio guardasse noi!  Occhio di scusa, di benevolenza, di comprensione di perdono.    E  ricordare che,  come la preghiera si impara pregando,  la carità  accresce operando.

 

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