ldcLucia De Cicco

Perché proprio il Carmelo secolare

Da Vita carmelitana n. 3 del 2012

 

 

Perché proprio il Terz’Ordine Carmelitano? Penso che ognuno di noi nasca con un disegno, che molti chiamano destino. Ma per arrivare a questo disegno, il progetto che Dio ha su di noi e che noi abbiamo come intuizione fin dal primo sentire che esistiamo (e per la scienza avviene già a nove mesi) si devono percorrere strade a volte anche diverse. Molti sarebbero portati a chiedersi il perché Dio non ci pone di fronte alla meta subito. Forse perché dobbiamo incontrare e incrociare tanti volti e nel mio caso, che sono anche pubblicista, ascoltare tante storie. Il bello penso che sia proprio questo del viaggio verso noi stessi. E citando Thomas S. Eliot «La fine di tutto il nostro esplorare sarà arrivare dove siamo partiti e conoscere il luogo per la prima volta». Cosa posso dire, la mia chiamata aveva bisogno di esplorare tante strade. È iniziata con la tradizione e la devozione. Partita da una piccola icona che sta proprio nel quartiere popolare in cui abitavo, di un piccolo paese di mezza collina dell’hinterland cosentino. Questa piccola statuetta della Vergine del Carmelo era messa a protezione di tutti gli abitanti del quartiere, i quali facevano a gara a chi portava i fiori più belli. “Ma si può?!“, pensavo! Tutto questo agli occhi di una ragazza, e ricordiamo che i ragazzi sono persone serie, sembrava assurdo. Ma solo adesso ne comprendo il senso. La storia della nostra bella terra è stata attraversata da lutti terribili, dovuti alle dominazioni, alle guerre, alla mancanza di farmaci e, a volte, anche degli ospedali che mietevano vittime tra donne partorienti e bambini. Ed ecco che questo legame con il trascendente e il Purgatorio, riaccendeva la speranza di riabbracciare i cari proprio attraverso il mantello marrone della Vergine che ne custodiva il mistero. Ricordo di avere portato per anni la “vurziddra” (tasca che conteneva l’abitino del Carmelo) attaccato all’intimo di lana, e dalla parte del cuore: unico modo per non separarsene mai anche durante la notte. Le cose finirono quando smisi di portare l’intimo di lana! Ero cresciuta! E mi affacciavo alla vita in modo meno tradizionale.

E “Avrai, Avrai, Avrai”, cantava una canzone di qualche anno fa, la vita scorre nella normalità del quotidiano e lo straordinario delle vicende dell’esistenza. Un bel giorno arriva nella nostra comunità un sacerdote giovane e con la voglia di fare tante belle cose per tutti con creatività, don Enrico Trombino. E invita i carmelitani del Collegio Internazionale San Giovanni della Croce. Ragazzi che hanno i colori del mondo dipinti sul viso e nel cuore. Poi l’intervista ad uno di essi fr. Edwin Antonio di Gesù Maria. La sua storia mi
colpì particolarmente e mi fece capire come le vite di tutti sono attraversate da fatica e da ricerca e, a volte, dalla fortuna di avere testimoni, ma su cui non si deve romanzare. Ho cominciato a frequentare epistolarmente alcuni frati del Collegio, tra cui fr. Shon Martin e altre volte mi sono recata in visita presso di loro in Roma. Tenendo sempre i rapporti vivi con i nuovi arrivati. Mi danno indicazioni, e testi da leggere, a seconda delle cose che vado cercando, e senza forzature,da parte loro, nelle righe narrate delle vite dei santi carmelitani mi si palesano tante risposte, e, cosa straordinaria, escono versi poetici e m’imbatto nel Terz’Ordine.

Arrivo a Palmi, entro in una chiesa semibuia e la statua miracolosa sta proprio lì sull’altare. L’incontro con padre Carmelo e poi il TOC di Lamezia, con Rosanna Pullia, presidente, e le consorelle e i confratelli. Incominciano i miei viaggi, sfidando il freddo dell’inverno…