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Laura Rubino

La mia lode grata alla santissima Trinità

Da Vita carmelitana n. 2 del 2011

 

 

Il giorno 6 dicembre 2010, in un clima di festosa partecipazione comunitaria, ho fatto voto a Dio di castità e obbedienza secondo gli obblighi del mio stato.
Nelle mani di p. Angelo De Florio, assistente spirituale del TOC, nella parrocchia S. Maria delle Vittorie di Bari, ho consegnato il mio impegno cristiano al Signore. Con questa professione perpetua sono entrata così a far parte della famiglia carmelitana per vivere al servizio di Dio e della Chiesa, sostenuta dalla grazia dello Spirito Santo e con l'aiuto della Madonna.
Questa testimonianza deve intendersi solo ed esclusivamente come una lode e un ringraziamento alla Santissima Trinità e alla Beata Vergine Maria del monte Carmelo, per la chiamata alla sequela di Cristo.

Come si è manifestata questa chiamata.
Nata e cresciuta in una famiglia religiosa, e conseguiti i miei studi presso un Istituto Cattolico, ho avuto nella fede una fedele compagna nelle diverse tappe della mia vita, anche, e soprattutto, nei momenti di crisi e di aridità spirituale. Avvertivo, infatti, l'esigenza profonda di trasformare la mia fede "bambina" in fede "adulta", per iniziare così un cammino da autentica cristiana nella coerenza e nella fedeltà al Vangelo.
Innamorata della spiritualità carmelitana, ho voluto intraprendere un percorso di formazione nel Terz'Ordine Carmelitano, e che ho seguito con entusiasmo e grande partecipazione, sostenuta amorevolmente da maestri dello spirito che mi hanno guidata e accompagnata con amore e umiltà. Tuttavia quando ostacoli, dubbi e resistenze si sono frapposti al proseguimento dell'impegno, la grazia di Dio è subito intervenuta, incoraggiandomi e spingendomi verso il traguardo desiderato.
Per vivere, come leggiamo nel Prologo della Regola Albertina, «nell'ossequio di Gesù Cristo e servire  fedelmente a Lui con cuore puro e buona coscienza» (Regola dei Carmelitani, n.2), i carmelitani si impegnano ad amare i propri fratelli nei quali riconoscono il volto stesso di Cristo, e devono vivere lo spirito di servizio con amore, soprattutto verso gli ultimi, i poveri, gli ammalati. Il cristiano laico, quando di tal maniera segue Cristo, pur non separandosi materialmente da cose e persone, fa dono della sua fedeltà nell'amore a Lui, orientando all'Amato tutto ciò che ha e ama. Solo allora il carmelitano comincia a prendere consapevolezza, e a vivere quello che l'apostolo Paolo aveva sperimentato: «Ma quello che poteva essere per me un guadagno, l'ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo» (Fil 3,7-8).
Il mio particolare ringraziamento va a Nino De Summa e Concetta Fiorito, che hanno sapientemente guidato il mio cammino formativo durante questi anni, facendomi maggiormente innamorare del carisma e della spiritualità carmelitana e dandomi un grande esempio di impegno e santità laicale, cristiana e carmelitana. Ci aiuti Maria, fiore del Carmelo, a moltiplicare il nostro "sì" per vivere pienamente la nostra vocazione.