nicoletta zampognaNicoletta Zampogna

Maria e Teresa di Lisieux

 

Vita di santa Teresa di Lisieux
Teresa Martin nacque in un piccolo villaggio della Normandia francese, il 2 gennaio 1873 da una famiglia di profonda fede cristiana in cui Dio era amato e ricercato come una persona viva, cara e presente. Ultima di otto figli, di cui tre muoiono piccoli, Teresa trascorse un’infanzia felice, come si evince dalle sue parole «Com’ero felice a questa età! Già cominciavo a gioire della vita... (o ancora) Come sono passati in fretta gli anni pieni di sole della mia infanzia, ma quale dolce rimpianto essi hanno lasciato nella mia anima», sebbene segnata da continue sofferenze fisiche e morali che l’accompagneranno per la sua intera vita terrena: 
a soli quindici giorni rischia di morire per un’enterite acuta; all'età di quattro anni perde la mamma, minata da un cancro al seno, a nove anni vive il distacco dalla sorella Paolina, che ormai per lei era come una mamma, la quale entra al Carmelo della città e in seguito Teresa cade gravemente ammalata di una ignota malattia che nessuno seppe  diagnosticare. Teresa, familiari e amici pregano moltissimo e Il 13 Maggio 1883, quando ormai sembrava inevitabile la morte, Teresa vede la Vergine sorridente e immediatamente guarisce. La guarigione improvvisa e quel sorriso materno di Maria la rendono ancora più determinata a realizzare il sogno da sempre nutrito ossia consacrarsi totalmente all’Amore ed infatti un anno dopo, alla sua prima comunione disse: "fu un bacio d’amore, mi sentivo amata, e anche: Ti amo, mi do a te per sempre".
Successivamente anche la primogenita Maria entra nel Carmelo. A 14 anni, Teresa annuncia al padre l'intenzione di entrare al Carmelo, per poi entrarvi un anno dopo una volta ottenuto - considerata la sua giovane età - un permesso particolare da papa Leone XIII. Nel Carmelo era calmissima e ritrovò la pace, che non l’abbandonò più nemmeno durante la prova. La madre Gonzaga, nonostante la giovane età di Teresa la trattava con severità, tuttavia lei non se ne lamentò mai.
Frattanto le condizioni del padre precipitarono, devastato dall’alteriosclerosi e  questo fu per Teresa un ulteriore motivo di sofferenza.
Ma la prova più grande per lei fu indubbiamente la "notte" dello spirito che l’avvolse per diciotto mesi. Sperimentò questo non attraverso le frequentazioni di atei, ma nel silenzio incombente di Dio capì la condizione dell’ateo: (diceva) "Dio ha permesso che l’anima mia fosse invasa dalle tenebre più fitte, e che il pensiero del Cielo, dolcissimo per me, non fosse più se non lotta e tormento".
La sua salute cagionevole tuttavia non resisterà a lungo al rigore della regola carmelitana e il 30 settembre 1897, all'età di 24 anni, morirà di tubercolosi, vivendo giorno per giorno le sue sofferenze in perfetta unione a Gesù Cristo morto in croce, per la salvezza degli uomini.
Teresa ha scritto molto. Ha composto tre manoscritti, uno nel 1895, «Storia di un'anima» (chiamato manoscritto A), autobiografia scritta dietro richiesta della sorella Paolina (madre Agnese) un altro nel 1897 (chiamato manoscritto B), anno in cui scrive per obbedire alla sua priora. Le sue sorelle poi hanno raccolto le sue «ultime conversazioni» dal maggio 1897 al giorno della sua morte (questo chiamato manoscritto C). Si rimane poi stupiti dal gran numero di lettere inviate alla famiglia e dalle numerose poesie che ha composto. Teresa è sconosciuta quando muore nel 1897, ma quando viene canonizzata e proclamata da Papa Pio XI patrono universale delle Missioni, nel 1925, la fama della sua santità si è sparsa celermente nel mondo intero. Nel 1997, centenario della sua morte, Teresa è dichiarata “Dottore della Chiesa”, la terza donna che assurge al massimo della considerazione teologica in duemila anni di Cristianesimo, dopo santa Caterina da Siena e santa Teresa d’Avila.

Dottrina
Per Teresa la sua missione terrena è: "Amore e fare amare la Santa Trinità" e "Amare Gesù e farlo amare". Teresa scelse veramente per sé l’Amore di ogni istante e di ogni azione; desiderava preparare con fiori e profumi il giardino della sua anima per accogliere il Re del cielo e si sentiva così avvolta d’amore che non riusciva a capacitarsi neppure lei come potesse sottrarre qualcosa all’Amore.
In sintesi la dottrina di Teresa consiste nei seguenti principi:
1. Dio è Amore Misericordioso, la Sua natura lo porta a chinarsi verso tutto ciò che è piccolo e bisognoso di amore.
2. La creatura è tanto più se stessa quanto più comprende il proprio "nulla" ossia la propria povertà, la propria piccolezza e sente nel cuore gli infiniti desideri di Dio.
3. La debolezza, la povertà e perfino il peccato non sono un ostacolo insormontabile all’Amore, anzi talvolta lo attraggono.
4. La Chiesa è sulla terra il "focolare dell’Amore" in cui si celebra l’incontro tra il Creatore e la creatura.
5. Quando la creatura si lascia attrarre e bruciare dall’Amore Infinito, trascina con sé nella sua ascesa tutti coloro che Dio le ha affidati.

Maria per santa Teresa di Lisieux
Da quel 13 Maggio 1883 in cui Teresa guarì miracolosamente dopo aver visto il sorriso materno di Maria, la sua vita fu segnata sempre di più dal suo grande amore per la nostra Madre del cielo. Pochi giorni prima di morire scriverà queste sue ultime parole: “O Maria, se io fossi la Regina del cielo, e tu fossi Teresa, vorrei essere Teresa affinché tu fossi la Regina del Cielo”. Non è un gioco di parole, ma un autentico scambio d’amore. Teresa ama Maria, la sente sorella e Madre sua, così come è sorella è sorella e madre di tutti gli esseri umani. Non la ritiene inaccessibile nell’alto dei cieli, ma “mortale e sofferente come noi”, vicina ai suoi figli deboli e peccatori, capace di tacere e di nascondersi, in mezzo alla gente di Nazareth, capace di gioire e di piangere, capace di capire le necessità di una giovane coppia per la cui felicità anticipa la morte in croce di suo Figlio (Cana). Maria, quindi, è più madre che regina, creatura che ha più bisogno d’essere amata che ammirata.
Recitiamo insieme questa preghiera alla Santa Vergine estrapolata dai suoi scritti:

“Voglio cantare perché ti amo.
Maria, il tuo dolce nome riempie il mio cuore di gioia.
Quando contemplo la tua vita nel Vangelo, non ho più paura di avvicinarmi a te, Vergine piena di grazia.
Tu a Nazaret sei vissuta povera tra i poveri. Tu sei la madre dei poveri,
degli umili, dei piccoli.
Essi possono, senza timore, alzare gli occhi a te.
Tu sei l'incomparabile Madre
che va con loro per la strada comune, per guidarli al cielo.
O Maria, voglio vivere con te, voglio vivere come te,
voglio seguirti ogni giorno.
Mi immergo nella tua contemplazione
e scopro gli abissi d'amore del tuo cuore. Tutti i miei timori svaniscono
nel tuo sguardo materno
che mi insegna a piangere e a gioire.”

 

Materiale aggiuntivo presente:

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