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Cettina Repaci

Mons. Francesco Milito visita il nostro satuario

19 marzo 2013

 

Il tempo liturgico della Quaresima ha offerto al vescovo della nostra diocesi, mons. Francesco Milito, l’occasione per svolgere una serie di catechesi sui vizi capitali, nelle diverse parrocchie della nostra cittadina di Palmi.
  Già durante il periodo di Avvento, con la riflessione sulle Virtù cardinali, il vescovo Milito ci aveva invitato a verificare il grado di assimilazione della grazia recataci dalla Natività del Signore, preparandoci al mistero dell’Incarnazione.
Con l’esame dei vizi capitali, egli ha voluto metterci in guardia da una certa rilassatezza morale che non fa tenere in debito conto le pericolose insidie in essi nascoste, per cui siamo portati a sottovalutare le conseguenze che ne derivano e che possono deteriorare il nostro modo di vivere.
In quest’ottica, e con lo sguardo rivolto verso la Pasqua di Resurrezione come momento di sconfitta di ogni radice di male, mons. Milito ha sviluppato e offerto alla nostra meditazione, l’analisi dei sette peccati capitali: gola,avarizia, lussuria, superbia, invidia/ira, accidia/pigrizia.
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Molto interessante il taglio dato dal vescovo ad ogni relazione, rilevando come i vizi possono essere catalogati in parallelo alle virtù alle quali si oppongono. Alla base di essi vi sono le passioni le quali, in quanto moti della sensibilità, non sono in se stesse né buone, né cattive. Se esse contribuiscono ad un’azione buona, sono naturalmente buone e possono quindi essere assunte alle virtù; se l’azione che da esse scaturisce è cattiva, esse stesse diventano naturalmente vizi. Sono dunque abitudini perverse che ottenebrano la coscienza e portano al male, determinando i peccati capitali.
Così, quando mons. Milito ha parlato del peccato di gola, ha chiarito che esso in sé non è peccato, ma lo diventa quando si cade nella “golosità” che ne è appunto l’esasperazione e l’eccesso; così come la sessualità, che diventa lussuria quando va oltre i limiti di un rapporto vissuto all’insegna della castità e della temperanza.
Nel nostro santuario del Carmine, mons. Milito ha concluso il suo giro di catechesi affrontando il peccato dell’accidia o pigrizia.
Vi è in tutti noi una naturale tendenza alla malinconia, all’apatia, uno stato d’animo che ci cattura quando le aspettative di vita, le aspirazioni, i sogni si rivelano falsi o irraggiungibili. Dalla malinconia alla pigrizia, e all’esasperazione di essa, cioè all’accidia, il passo è breve.

In questo momento storico, ha sostenuto nel suo intervento il priore p. Carmelo, non è difficile incontrare molti giovani e, a volte, anche non più giovani, che sono divenuti preda di questo sentimento negativo, perché la mancanza di lavoro, le incertezze delle situazioni economiche e politiche spingono allo sconforto, all’indifferenza e alla rilassatezza della coscienza, che porta inevitabilmente a comportamenti accidiosi e spesso degenera nella depressione con caratteristiche patologiche.
La terapia e quindi il superamento di questo stato quasi vegetativo dipendono da ognuno di noi. Bisogna sforzarsi di mantenere la mente e il cuore sempre attivi e dinamici, affidandosi alla preghiera e alla meditazione sulle pagine del vangelo, non trascurare il rapporto con gli altri e le responsabilità che la vita ci propone, indirizzare i nostri pensieri verso il positivo, non perdere, come ha detto papa Francesco, la speranza nel futuro.